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Smettere di fumare: perché è davvero importante

Intervista agli esperti del CDI: Cristina Balzarotti, pneumologa, Andrea Casasco, odontoiatra, Roberta Daccò, ginecologa, Giampaola Guido, cardiologa, Valeria Sadigh Ershadi, dermatologa

Smettere di fumare: perché è davvero importante

Che il fumo sia una dannosa abitudine è noto e dovrebbero essere altrettanto noti i suoi deleteri effetti sul nostro organismo.

L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce il tabagismo una dipendenza. Ne ha tutte le caratteristiche e la sostanza che ne è largamente responsabile è la nicotina, che agisce a livello cerebrale facendo produrre ai centri nervosi dopamina, un neurotrasmettitore implicato in molti meccanismi con effetti benefici, quindi il fumatore accende la sigaretta per innalzare la sua produzione.

Entrano poi in gioco anche la dipendenza psicologica, la gestualità, le occasioni sociali.

I danni del fumo sono ormai conosciuti da tutti, eppure questo non riesce a far smettere i più accaniti fumatori. Il fumo di sigaretta contiene circa 4000 sostanze tossiche, alcune molto famose come il catrame, tra cui moltissimi cancerogeni e irritanti. Ovviamente il numero e il tipo di sigarette fumate e gli anni di esposizione, oltre a fattori genetici personali e familiari, sono determinanti nello sviluppo di malattia.

La mancanza di segnali: la parola alla pneumologa

A livello polmonare il fumo provoca alterazioni infiammatorie, che si instaurano lentamente, quindi per un tempo anche molto lungo possono non dare segnali o provocare piccoli disturbi spesso sottovalutati dai fumatori.

La tipica tosse del fumatore, spesso accompagnata da modeste quantità di secrezioni, è già un segno di bronchite cronica, soprattutto se compare per più anni consecutivi, più spesso in inverno. Purtroppo molti fumatori ritengono che questo sia un fatto “normale” ed è proprio questa la parola con cui rispondono alla domanda del medico sulla presenza di questi sintomi… che normali non lo sono assolutamente!

I danni irrimediabili

Continuando a fumare si altera l’efficacia del sistema che serve a depurare il polmone, costituito principalmente da cellule dotate di microscopiche ciglia, che hanno la funzione di rimuovere le piccole quantità di muco normalmente prodotte, che servono anche ad intrappolare batteri e particelle nocive che vengono così eliminati. Il fumo dapprima modifica la motilità delle ciglia fino ad arrivare a distruggerle. Contemporaneamente il fumo stimola le cellule mucosecernenti a produrre più muco, all’inizio un meccanismo di difesa all’aggressione dell’azione irritante, che diventa poi un aspetto importante dello sviluppo della patologia cronica. Aumento delle secrezioni, perdita dell’efficacia della loro rimozione, infiammazione delle pareti bronchiali portano al quadro conclamato della broncopneumopatia cronica ostruttiva, dove l’ostruzione è responsabile di un rallentamento del flusso aereo, con la conseguente dispnea, ossia l’affanno che si manifesta soprattutto durante sforzi. E’ un sintomo non precoce, spesso sottovalutato dal paziente, che tende a evitare quegli sforzi che gli fanno mancare il fiato, ma che quando peggiora è spesso il motivo per cui vengono consultati gli specialisti. A quel punto la malattia è già ad uno stadio avanzato. Quindi tosse, catarro e affanno non vanno assolutamente trascurati.

La perdita dell’elasticità polmonare e l’insufficienza respiratoria

Un’altra conseguenza molto importante è la progressiva perdita di elasticità del polmone (in piccola misura già dovuta all’avanzare dell’età) che si accompagna e aggrava l’ostruzione. Il passo successivo è la distruzione dei setti che dividono gli alveoli, le microscopiche piccole unità alla fine dei bronchi più piccoli, dove avvengono gli scambi gassosi. La perdita della funzione di scambio dei gas (assunzione di ossigeno dall’aria ed eliminazione dell’anidride carbonica) conduce all’insufficienza respiratoria, malattia grave che impatta pesantemente sulla qualità di vita e può richiedere l’utilizzo di ossigeno domiciliare.

I controlli

Il primo indispensabile provvedimento terapeutico è l’astensione dal fumo, che migliora la sopravvivenza anche se la malattia è già in atto.

E’ necessario consultare il proprio medico o meglio uno specialista pneumologo. Verranno consigliati accertamenti: indispensabile la spirometria per misurare volumi e flussi polmonari, sia in condizioni di base che dopo la somministrazione di broncodilatatore, per una diagnosi più accurata. Altrettanto indispensabile lo studio della struttura polmonare, mediante radiografia o TAC del torace. Sono oggi disponibili diverse terapie efficaci, quasi sempre per via inalatoria, che riescono a migliorare i sintomi e la funzione polmonare e a ridurre gli episodi di riacutizzazione (le ricorrenti e frequenti infezioni polmonari, bronchiti e polmoniti che peggiorano decorso e prognosi a distanza). Questi farmaci funzionano meno se il paziente continua a fumare, non solo per l’azione nociva in sé, ma proprio perché il fumo all’interno dei bronchi impedisce ai farmaci di agire al meglio.

L’altra patologia polmonare che riconosce nel fumo il principale responsabile è il tumore polmonare. Purtroppo i sintomi sono aspecifici, spesso non evidenti, non esistono marker tumorali per lo screening precoce. Dunque l’unica arma è la prevenzione primaria: non cominciare mai a fumare! O secondaria: smettere il prima possibile.

L’Asma bronchiale

Per quanto riguarda l’apparato respiratorio, non possiamo non citare l’asma bronchiale, una patologia infiammatoria cronica che solitamente è ben controllata dalle terapie, ma che peggiora con il fumo. E non dimentichiamoci che l’asma dei bambini ha sintomi più gravi se esposti a fumo passivo.

Sempre a livello dell’apparato respiratorio, il cavo orale, la lingua, la laringe, oltre a infiammazioni, vanno incontro a neoplasie. Non solo il fumo di sigarette, ma soprattutto in questi organi, i sigari e la pipa ne sono responsabili, per il calore che producono e il lungo contatto.

La sigaretta elettronica

E la sigaretta elettronica? Sicuramente contiene sostanze, diverse da quelle delle sigarette, ma non ben conosciute e differenti tra i vari marchi. E’ certo però che vi si può introdurre nicotina, a dosaggi variabili, a scelta dello “svapatore”, che dovrebbe favorire la graduale riduzione. Stanno emergendo segnalazioni dagli Stati Uniti di polmoniti chimiche, forse per il maggior uso di questo tipo di sigaretta, al minor controllo sulle vendite, al contemporaneo abuso di sostanze stupefacenti.

Negli asmatici molto spesso la sigaretta elettronica, che emette un vapore molto sottile, provoca sintomi asmatici.

E’ necessario sfatare una fake news recentemente comparsa sulla possibile protezione della nicotina nei confronti di Covid-19, assolutamente smentita dall’OMS. Anzi il fumo, che incide pesantemente su polmone, cuore e vasi arteriosi, tutti organi gravemente coinvolti da Covid-19.

Sarebbe interessante sapere, ma per ora non ci sono dati, se durante il lockdown i fumatori hanno modificato le loro abitudini. Il restare a casa forzatamente, l’isolamento, le preoccupazioni, l’ansia, per non parlare per alcuni di gravi lutti, potrebbero spingere a fumare di più. Auguriamoci invece che molti fumatori abbiano ridotto o meglio abbandonato il fumo, anche per non aumentare l’inquinamento ambientale domestico.

I denti e il cavo orale: la parola all’odontoiatra

Sono molteplici le implicazioni del fumo sul cavo orale. Dall’antiestetica pigmentazione sui denti – sia naturali che protesici – alla predisposizione a infezioni micotiche fino al tumore.

Fumare rappresenta infatti il secondo fattore di rischio per l’insorgenza del carcinoma a cellule squamose della mucosa orale e per le lesioni potenzialmente maligne del cavo orale per cui il fumo. Chi fuma sigarette presenta un rischio da 2 a 5 volte superiore rispetto al non fumatore, percentuale che aumenta a 7-10 volte nel fumatore di sigaro.

L’associazione tra il fumo e il carcinoma del cavo orale è altresì influenzata dal periodo e dalla quantità di tabacco che si consuma: più è prolungato il periodo di esposizione e più alto è il numero di sigarette fumate, più elevato è il pericolo. Come per le patologie cardiovascolari, anche in questo caso smettere per sempre corrisponde a un progressivo abbassamento del rischio tumore.

Si tenga conto che il carcinoma del cavo orale è statisticamente la settima forma neoplastica maligna nella popolazione, quindi tutt’altro che infrequente.

Oltre al carcinoma, il fumo è un importante fattore di rischio per l’insorgenza e la progressione della patologie parodontali, dalla semplice gengivite alla parodontite cronica. Queste malattie infiammatorie, che hanno una base principalmente batterica, sono influenzate dall’azione del fumo nel caso orale, dal momento che il calore e gli agenti chimici contenuti nel fumo stesso (in particolare gli idrocarburi volatili) hanno una potente azione nociva sia sui vasi sanguigni sia sulle cellule deputate alla nostra difesa.

Le sostanze contenute nel fumo inducono per esempio la formazione di radicali liberi nelle nostre cellule e queste molecole agiscono negativamente su tutto il metabolismo cellulare, impedendo alla cellula di funzionare correttamente quando il loro livello aumenta. Inoltre il fumo attiva alcuni meccanismi di reattività cellulare con liberazione di molecole (citochine) che entro certi livelli sono protettivi, ma – in eccesso – determinano un danno cellulare e tissutale. Tra cui la perdita dell’osso che sorregge i denti. Si verifica di una situazione analoga a quella osservata in numerosi organi a seguito dell’infezione da Coronavirus. Se il fumo “pesa” sulla insorgenza della parodontite attorno ai denti naturali, svolge anche un ruolo nella generazione della perimplantite, cioè l’infezione che coinvolge gli impianti dentari.  Il fumo rappresenta infatti una controindicazione (ancorché relativa) alle terapie implantologiche.

Non solo: il fumo contribuisce negativamente al buon esito delle terapie paradontali – chirurgiche e non.

E poi, il fumo modifica l’alito di ciascuno di noi (e quindi i nostri rapporti interpersonali) e la capacità di percepire i sapori, quindi ci limita il senso del gusto dal momento che i recettori gustativi sono occupati ad assaporare il tabacco. Che ha un sapore buono, ma assai caratteristico.

Il cuore e le arterie: la parola alla cardiologa

Secondo l’OMS il 17% dei decessi dovuti a patologie cardiovascolari è da imputare al fumo. Fumare, ma anche il fumo passivo, possono avere importanti ripercussioni sul cuore e sulle arterie.  

Una delle conseguenze dell’ossido di carbonio è una ridotta ossigenazione delle pareti delle arterie, che favorisce l’insorgenza di aterosclerosi.  

Ad essere incriminati sono soprattutto due componenti della sigaretta: la nicotina e l’ossido di carbonio. La nicotina aumenta la pressione arteriosa, la gettata cardiaca, la secrezione di cortisolo, l’aggregabilità delle piastrine. L’ossido di carbonio, legandosi invece all’emoglobina, diminuisce il trasporto dell’ossigeno, provocando così una ridotta ossigenazione delle pareti delle arterie, favorendo l’insorgenza di aterosclerosi.  E più l’arteriosclerosi avanza, meno facilmente il sangue scorre attraverso i vasi sanguigni, rendendo alto il rischio di trombosi, che può sfociare in un ictus.

Anche i livelli di colesterolo sono più alti nei fumatori con un rapporto tra HDL e LDL più basso rispetto ai non-fumatori.

Bisogna anche ricordare i danni che il fumo riserva al sesso femminile a partire dalla gravidanza per terminare nella menopausa.

In età fertile la donna che assume la pillola anticoncezionale e contemporaneamente fuma vede aumentato il rischio di trombosi, lo stesso discorso succede durante la menopausa, quando viene a mancare l’ombrello protettivo rappresentato dagli estrogeni. In gravidanza le donne fumatrici mettono a rischio il nascituro per patologie congenite, quale la mancata chiusura del dotto di Botallo.

E’ importante ricordare che a livello cardiovascolare i fattori di rischio non si sommano tra loro, ma si moltiplicano elevando esponenzialmente la probabilità di eventi cardiovascolari avversi.

Smettere di fumare porterebbe quindi ad una riduzione importantissima del rischio. Infatti, dopo solo un anno dallo stop alla sigaretta, il rischio di incorrere in patologie cardiovascolari si riduce, fino quasi ad azzerarsi dopo vent’anni.

La pelle: la parola alla dermatologa

Il fumo nuoce gravemente alla salute e questo è ormai un dato scientificamente assodato ma forse non tutti sanno che ha effetti negativi anche sulla pelle. In che modo?

In primo luogo ogni volta che aspiriamo da una sigaretta i vasi sanguigni più piccoli si restringono e questo riduce drasticamente l’ossigenazione del sangue. Le sostanze contenute nella sigaretta provocano una serie di danni: il monossido di carbonio riduce l’afflusso di sangue ai tessuti, il catrame è un mix di sostanze cancerogene, l’arsenico danneggia sia il sistema nervoso centrale che quello gastroenterico e la formaldeide causa tosse stizzosa e irritazione della mucosa.

Tutti questi fenomeni si ripercuotono anche sulla pelle che appare ingrigita e spenta, con perdita di elasticità, formazione di rughe e macchie cutanee. Anche il gesto di portare la sigaretta alla bocca provoca le cosiddette “rughe del fumatore” ossia la formazione di piccole rughe perilabiali.

A livello più profondo il fumo produce radicali liberi che alterano i processi di riparazione e turnover cellulare.

Un effetto della nicotina sulla pelle? L’aumento dei peli sul volto

Un altro effetto negativo del fumo, meno conosciuto, è quello di aumentare la crescita dei peli del volto probabilmente per un’azione della nicotina a livello del sistema nervoso centrale e quindi una alterazione della produzione degli ormoni che regolano la crescita del pelo.

La gravidanza: la parola alla ginecologa

E’ ormai risaputo che il fumo di sigaretta è estremamente dannoso anche e soprattutto nelle donne in gravidanza e nelle neo mamme, non solo per gli effetti diretti sulla donna ma soprattutto per quelli a carico del nascituro. Questo perché con il fumo vengono assorbiti, soprattutto attraverso i polmoni, e passano nel sangue circa 4000 sostanze, prima tra tutti la nicotina, per le quali sono stati dimostrati degli effetti negativi sul buon esito della gravidanza, quali l’aborto spontaneo, la nascita di bambini a basso peso, il parto prematuro, la morte perinatale, oltre ad altre conseguenze che possono andare a compromettere in modo permanente la salute del nascituro a carico di cervello, polmoni, reni e metabolismo. Infatti, poiché in utero avviene uno sviluppo rapido degli organi, l’impatto della nicotina e delle altre molecole può essere estremamente significativo.

Basso peso alla nascita e parto pretermine tra le conseguenze più comuni se la mamma è fumatrice

Sicuramente il basso peso alla nascita e il parto pretermine sono tra le conseguenze più comuni nelle donne fumatrici e ciò in conseguenza di tre diversi meccanismi d’azione che sono state ben dimostrati: il monossido di carbonio creato dalla combustione può portare ipossia, diminuendo la quantità di ossigeno che può raggiungere il feto, indispensabile per la sua crescita.

La nicotina può indurre la riduzione del diametro del vasi utero placentari, andando a far ulteriormente diminuire la quantità di ossigeno e di nutrienti al nascituro. Inoltre il fumo causa un aumento dello stress ossidativo generale anche nel feto che può persistere anche dopo la nascita.

Per questo motivo è fondamentale che la donna riesca a smettere di fumare non appena scopre di essere incinta o, quanto meno, sin da subito, riesca a ridurre drasticamente il numero di sigarette giornaliere fino ad un massimo di cinque, per poi interrompere.

Un’opzione percorribile in caso di grande difficoltà potrebbe essere provare ad utilizzare i prodotti “desensibilizzanti” a base di nicotina, quali cerotti, chewing gum o spray che non contenendo le altre sostanze nocive potrebbero permettere di abituare il corpo alla mancanza della nicotina, come primo passo verso una completa disintossicazione.

Negli ultimi decenni anni si è molto sviluppato il mercato delle sigarette elettroniche che vengono considerate come un metodo con scarsi rischi e sicuro per smettere di fumare, anche tra le donne gravide. Tuttavia le sigarette elettroniche, oltre a contenere nicotina, liberano diverse sostanze il cui impatto sulla salute fetale non è ancora ben noto per cui devono essere in linea generale sconsigliate.

Anche il più recente utilizzo di dispositivi “scalda tabacco” deve essere sconsigliato in gravidanza in quanto non ci sono ancora sufficienti evidenze né sulla loro efficacia nell’aiutare a smettere di fumare né sull’innocuità generale delle sostanze da esse emanate.

Lo Smoking Check

Al Centro Diagnostico Italiano esiste un percorso dedicato ai fumatori, per un controllo della loro salute respiratoria; comprende una visita pneumologica, con la raccolta dell’anamnesi, particolarmente dettagliata sul fumo (numero di sigarette, anni di fumo, periodi di eventuale sospensione, modalità di ripresa) e l’esame obiettivo, comprensivo della misurazione della saturazione arteriosa, Vengono poi eseguiti una spirometria globale, che misura non solo gli indici dell’ostruzione, ma anche i parametri indicativi di componente enfisematosa, di base e dopo somministrazione di farmaco broncodinamico, e la TAC del torace, per evidenziare anche minime alterazioni non visibili ad una radiografia. Viene compilato il test di Fagerstroem per la dipendenza nicotinica, Ne scaturiscono eventuali prescrizioni terapeutiche, quando necessarie, e indicazioni per il percorso di disassuefazione dal fumo, oltre naturalmente a suggerimenti per approfondimenti terapeutici.

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