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Tiroide: il corretto funzionamento in gravidanza

Intervista alla dott.ssa Elena Barbieri, endocrinologa CDI

Tiroide: il corretto funzionamento in gravidanza

Il corretto funzionamento della tiroide è fondamentale in tutte le fasi della gravidanza a partire dal periodo preconcezionale per finire con l’allattamento.
L’ottimale funzionamento della ghiandola favorisce la fertilità femminile, riduce il rischio di abortività, permette l’adeguato sviluppo fisico e cognitivo del feto, limita le complicanze materne e fetali e consente la comparsa di un’adeguata montata lattea.
Proprio in virtù di tutti questi effetti, il controllo della funzionalità tiroidea (TSH riflesso) viene sempre più spesso inserito tra gli esami di screening preconcezionali per poi essere ripetuto durante il primo trimestre di gravidanza.

Quali sono le donne in cui sarebbe maggiormente indicato il controllo del quadro tiroideo?

Sicuramente tutte le pazienti con un malfunzionamento noto della tiroide oltre che donne con famigliarità positiva per problemi tiroidei o patologie autoimmuni (diabete mellito di tipo 1, artrite reumatoide, psoriasi, gastrite atrofica su base autoimmune, Morbo di Addison), di età maggiore di 30 anni, residenti in territori con nota carenza iodica o che assumono una dieta povera di iodio.
La valutazione della funzione tiroidea preconcezionale va interpretata a seconda che si tratti di:

  • Pazienti già note per patologie tiroidee
  • Pazienti con desiderio di maternità
  • Pazienti candidate a tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA)

Nelle pazienti portatrici note di patologie tiroidee la valutazione preconcezionale è finalizzata a valutare l’efficacia della terapia già in atto e ad una sua eventuale ottimizzazione o, nei casi di pazienti non ancora in trattamento farmacologico, valutarne l’introduzione.

Qualora nelle pazienti con desiderio di maternità il valore del TSH dovesse risultare normale ma non ottimale per la ricerca di una gravidanza verranno prescritti, anche alla luce dell’anamnesi personale e famigliare, ulteriori accertamenti di verifica ed approfondimento (prelievo venoso mirato ed eventuale ecografia tiroidea). Si giudica normale ed ottimale, per la ricerca di una gravidanza, un valore del TSH inferiore a 3. Questo non vuol dire che le donne con valori superiori non possano concepire spontaneamente o che avranno dei disturbi durante la gravidanza ma che un valore del TSH maggiore di 3 potrebbe essere un segnale di qualche disturbo misconosciuto della ghiandola che potrebbe manifestarsi apertamente durante la gestazione. E’ per questa ragione che alle pazienti con valori normali e senza patologie tiroidee in atto non è per forza indicato prescrivere una terapia farmacologica ma semplicemente il controllo nel tempo. Qualora invece l’esame evidenziasse un malfunzionamento della tiroide si avrà la possibilità di porre precocemente una diagnosi corretta e quindi impostare la terapia al dosaggio più opportuno prima che inizi la ricerca della gravidanza.
Nelle pazienti candidate a PMA la valutazione della funzione tiroidea è un passaggio fondamentale per la candidabilità in quanto è stato evidenziato che un valore del TSH < 2.5, anche in pazienti non portatrici di patologie tiroidee, migliori le probabilità di successo della procedura stessa. E’ quindi frequente che i centri di infertilità inviino le pazienti all’attenzione di specialisti endocrinologi al fine di ottimizzare, tramite la prescrizione di una terapia farmacologica, la funzione tiroidea per il periodo pre-procedura e fino al parto.

In cosa consiste la cura delle patologie tiroidee in gravidanza?

Va innanzitutto ricordato che le patologie tiroidee in gravidanza sono relativamente poco frequenti in quanto un quadro di ipotiroidismo si presenta nel 2-2.5% delle gestanti mentre l’ipertiroidismo nel 0.5-1.5% dei casi.
Per quanto riguarda l’ipotiroidismo la terapia consiste nell’assunzione quotidiana di un analogo sintetico del principale ormone tiroideo: la levotiroxina sodica (L-T4). Tale terapia non presenta controindicazioni, né effetti collaterali né rischi in gravidanza. Gli eventuali effetti collaterali sono da riferirsi ad un dosaggio non adeguato ed eccessivo della terapia. La scelta terapeutica è la stessa per tutte le pazienti, quello che varia è il dosaggio del farmaco che deve essere calibrato e personalizzato, da uno specialista esperto, in base al quadro clinico, al valore del TSH, alla settimana gestazionale ed all’incremento del peso corporeo della donna. L’obiettivo è quello di raggiungere e mantenere il valore di TSH ottimale per ogni fase della gravidanza.
La terapia dell’ipertiroidismo consiste nell’assunzione quotidiana di un farmaco in grado di rallentare il funzionamento della ghiandola. La terapia farmacologica per l’ipertiroidismo non ha un profilo di sicurezza assoluto come nel caso della L-T4 e quindi la prescrizione deve essere affidata esclusivamente ad uno specialista endocrinologo che dovrà scegliere il principio attivo più indicato e calibrare con estrema attenzione la posologia al fine di prescrivere solo il minimo dosaggio necessario.
Inoltre, lo specialista dovrà distinguere tra forme cliniche di ipertiroidismo meritevoli di trattamento farmacologico e forme precliniche o subcliniche benigne meritevoli di solo monitoraggio nel tempo.
Tutte le donne che affrontano una gravidanza dovrebbero comunque prendersi cura della propria tiroide, anche qualora gli esami preconcezionali e del primo trimestre fossero risultati ottimali, assumendo un quantitativo giornaliero di iodio adeguato pari a circa 250 mcg (contro i “normali” 150 mcg). La maggior parte degli integratori alimentari studiati per la gravidanza contiene appositamente elevati quantitativi di iodio, spesso associati a selenio, proprio per favorire un ottimale funzionamento della tiroide.

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