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Ansia, attacchi di panico e depressione

Intervista a Paolo Varaldi, psicologo CDI

Ansia, attacchi di panico e depressione

Intervista dott. Paolo Varaldi, psicologo CDI

Come riconoscere i segnali di malessere?

A livello sintomatologico in letteratura sono elencati numerosi sintomi trattabili con efficacia attraverso un percorso psicoterapeutico.

I più diffusi e riconoscibili sono probabilmente quelli relativi all’ansia. Avere dei momenti di ansia è esperienza quotidiana per chiunque di noi, il problema diventa tale quando una persona si sente costantemente allarmata senza particolari ragioni. Può capitare di sentirsi agitati ed irritabili per intere settimane od anche per mesi. In alcuni casi questi livelli di attivazione sono così elevati da indurre difficoltà nel prendere o mantenere un sonno che sia riposante, le persone che soffrono di ansia si accorgono dopo un certo periodo di tempo che anche i loro livelli di attenzione sembrano deficitari. Avere uno stato di ansia così perdurante porta in alcuni casi anche all’evitamento delle situazioni ansiogene: mezzi di trasporto, luoghi affollati, luoghi di cura (ospedali) la persona perde, purtroppo, progressivamente aree di esplorazione ed autonomia.

Nei bambini spesso i sintomi o segnali di un malessere di tipo ansioso sono più facilmente ricollegabili ad apparenti disturbi fisici non collegabili a patologie organiche: mal di testa, mal di pancia. Un altro problema che cela un malessere di tipo ansioso nei bambini è la difficoltà di separarsi dai genitori o dai nonni. In letteratura viene riportato come sia molto importante saper riconoscere i segnali ed intervenire precocemente per poter prevenire la cronicizzazione del problema.

Un ambito specifico delle patologie legate all’ansia è il Disturbo da Attacco di Panico

Consiste nella comparsa improvvisa di paura o angoscia molto intensi associati a diversi e fastidiosi sintomi fisici come palpitazioni, sudori, dolori al petto, sensazione di asfissia ed anche parestesie agli arti. Molti pazienti durante questi attacchi riferiscono la sensazione di morire o di perdita totale di controllo. Queste manifestazioni fisiche avendo la caratteristica dell’imprevedibilità hanno, spesso, come ulteriore conseguenza il fatto che chi li ha provati sviluppi una forte paura ed ansia che possano accadere di nuovo. Tale paura porta ad un’elevata riduzione delle aree di autonomia del paziente: frequenti accessi al pronto soccorso che non esitano in alcuna diagnosi, impossibilità di mettersi alla guida in auto da soli, assenza scolastiche o dal lavoro. Davanti a questo tipo di problematica diventa molto importante ricevere le giuste informazioni per poter “leggere” cosa accade in maniera corretta ed intraprendere il percorso di cura adeguato.

Il Disturbo da stress post traumatico: quali sono i sintomi?

Esistono poi alcuni sintomi che sono in parte riconducibili a quanto detto prima ma che si configurano a seguito di eventi particolarmente stressanti o addirittura che potremmo definire traumatici. Essere vittima o anche spettatore di un evento traumatico porta forti conseguenze emotive ed anche fisiche.  Gli effetti di tali eventi fortemente destabilizzanti sono rintracciabili anche in alcune aree profonde del nostro cervello. I sintomi caratteristici sono collegabili all’episodio traumatico: flashback, sensazioni olfattive e visive che riattivano l’evento traumatico, irritabilità, disturbi del sonno, ipervigilanza ed anche attacchi di panico. Nei bambini può capitare che nel gioco e nel disegno ripropongano scenari simili o del tutto identici all’episodio traumatico. E’ molto importante ricordare che nei primi tempi conseguenti all’evento sono sintomi piuttosto diffusi: per evitare la cronicizzazione e, quindi lo sviluppo di un Disturbo da Stress Post Traumatico è molto importante che l’intervento sia tempestivo. L’intervento d’elezione per tali sintomi o disturbi è la tecnica che la nostra equipe è in grado di erogare conosciuta con la sigla EMDR. Attraverso la stimolazione dei movimenti oculari viene favorita la connessione di alcune aree cerebrali profonde collegate alla memorizzazione dell’evento traumatico. Questa metodologia di intervento non invasiva permette la rielaborazione del trauma e la riduzione della sintomatologia ad esso associato in poche sedute.

Parliamo dei disturbi di tipo depressivo

Ancora una volta vorrei ribadire che sentirsi tristi e persino sconfortati per un lutto, una delusione amorosa, un tradimento, un fallimento lavorativo o scolastico può succedere a chiunque, se il nostro umore resta “basso” per un breve periodo non è possibile parlare di vera e propria depressione, ma sono situazioni molto delicate e complesse nelle quali il supporto psicologico può avere effetti molto positivi non solo in ottica di riduzione del malessere del momento ma soprattutto per prevenire il rischio di cronicizzazione e lo sviluppo di un vero e proprio disturbo depressivo. Il disturbo depressivo è una condizione in cui il paziente adulto vive per almeno due settimane non solo afflitto da un umore triste per la maggior parte del tempo ma inizia a diminuire se non azzerarsi del tutto l’interesse verso le cose che fino a poco prima davano piacere o gratificazione. Nel paziente sono evidenti i vissuti di colpa eccessiva ed una modificazione del sonno e del peso in tempi brevi. I pensieri possono anche iniziare a gravitare intorno all’idea del suicidio. Nei bambini fino ai 12 anni è possibile sospettare di un disturbo depressivo quando siamo davanti ad un comportamento molto differente. Quello che potrebbe far sospettare un disturbo depressivo sono frequenti comportamenti di esplosioni colleriche e irritabilità persistente. Gli episodi di collera intensa devono verificarsi con una certa frequenza: almeno 2 o 3 volte alla settimana.

I ragazzi Hikikomori

Una forma meno evidente che potrebbe coinvolgere gli adolescenti è rappresentata da tutte quelle forme di ritiro sociale totale conosciute con il nome giapponese di Hikikomori: giovani che ufficialmente per protesta si rifiutano di partecipare alla vita ritirandosi in casa e “collegandosi” tra loro solo tramite sistemi informatici. Mi sembra superfluo evidenziare anche qui come sia importante l’intervento psicoterapeutico nell’evitare interruzioni scolastiche o isolamento sociale. 

Come si affrontano i casi citati?

In ognuno di questi casi è imprescindibile il lavoro in equipe, questo garantisce che la presa in carico sia costruita su misura per il paziente, infatti a seconda della problematica riportata si dovrà costruire per lui o per lei un percorso su misura che preveda la risoluzione più efficace per il problema e che stabilisca quale sia l’intervento d’elezione. 

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