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Lavoratori da remoto: luci e ombre dell’utilizzo delle tecnologie digitali

L’Agenzia Europea per la salute e la sicurezza sul lavoro (EU-OSHA) ha pubblicato un nuovo documento sulle implicazioni, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, delle pratiche di monitoraggio dei lavoratori da remoto, dal quale si evince che esse possono aumentare i rischi psicosociali e gli effetti negativi sulla salute, mitigabili solo attraverso l’adozione di specifiche misure di prevenzione.

Lavoratori da remoto: luci e ombre dell’utilizzo delle tecnologie digitali

Il nuovo documento EU-OSHA “Surveillance and Monitoring of Remote Workers: Implications for Occupational Safety and Health” affronta le implicazioni, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, del monitoraggio dei lavoratori da remoto.

Sebbene i supervisori siano sempre esistiti nei luoghi di lavoro, l’uso di algoritmi, dell’intelligenza artificiale e degli strumenti digitali sta cambiando il modo in cui vengono svolti i loro compiti, supportando e, in alcuni casi, anche sostituendo il management nelle attività di monitoraggio e nel processo decisionale. Queste funzionalità potenziate, tuttavia, a volte vanno a scapito della discrezione e dell’autonomia dei lavoratori e sono generalmente accompagnate da tecnologie che possono aumentare i rischi psicosociali a carico dei lavoratori, in particolare dei lavoratori a distanza. La portata e la pervasività dei nuovi strumenti di monitoraggio digitale sono, infatti, in grado di raccogliere in tempo reale una grande quantità di dati, con potenziali intromissioni nella sfera privata dei lavoratori. Il documento EU-OSHA mostra in che modo l’adozione dei diversi sistemi di monitoraggio sia associata all’aumento dei rischi per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro e valuta gli effetti delle diverse misure preventive nell’attenuare tali rischi per i lavoratori da remoto.

I risultati dell’analisi mostrano che l’adozione delle nuove tecnologie può condurre a una ridotta autonomia lavorativa e a un sovraccarico di lavoro per i soggetti che lavorano presso le sedi dei clienti, mentre, viceversa, lavorare da casa riduce i rischi psicosociali, in contrasto con quanto avevano evidenziato le ricerche precedenti che segnalavano un peggioramento dei rischi psicosociali per coloro che lavorano a distanza e da casa. Una possibile spiegazione di questi risultati contrastanti potrebbe risiedere nel fatto che molti lavoratori da remoto, in genere professionisti, amministratori o impiegati, possono beneficiare di una maggiore autonomia, migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata, ridurre i tempi di pendolarismo e in generale migliorare la qualità di vita e la salute mentale. Considerando le dimensioni delle aziende, lo studio evidenzia, inoltre, che lavorare per aziende più grandi aumenta proporzionalmente i rischi psicosociali associati ai modelli organizzativi di monitoraggio digitale.

In ogni caso l’uso di tecnologie di gestione algoritmica e di monitoraggio digitale può incidere sulla privacy e sui diritti dei lavoratori, ostacolando la loro libertà di associazione e peggiorando le loro condizioni di lavoro, influendo inoltre sulla loro salute mentale e fisica: le pratiche di sorveglianza intrusive e non trasparenti dovrebbero quindi essere affrontate in modo specifico nell’ambito del quadro normativo sulla gestione del lavoro, attualmente oggetto di dibattito politico nell’Unione Europea.

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