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La scoperta del virus

Dal Mosaico del Tabacco al Coronavirus. A cura del prof. Enrico Magliano

La scoperta del virus

Nel 1879 Adolf Mayer, un chimico agrario tedesco che dirigeva un centro di biologia sperimentale a Wageninger in Olanda, studiando una malattia delle piante del tabacco, denominata “mosaico del tabacco”  a causa della comparsa di chiazze colorate che provocavano gravi danni alle colture, dimostrò che tale malattia era causata da un invisibile agente infettante che si trasmetteva per sfregamento delle foglie malate a quelle sane.

Pochi anni più tardi (1887) un biologo russo dell’Università di San Pietroburgo, Dimitri Ivanoski, scoprì che era possibile trasmettere l’infezione anche con un estratto di foglie, filtrato attraverso un cilindro di  porcellana porosa. 

Tale esperimenti restarono per lungo tempo sconosciuti nel mondo scientifico, fino a che Martina Beeijeren, microbiologa agraria olandese, dimostrò che l’agente etiologico del “mosaico del tabacco” era in grado di attraversare filtri sterilizzanti ed usò per prima la parola “virus” – dal latino Virus, cioè Veleno.

Da allora in molte patologie in cui non si potesse dimostrare la presenza di un microorganismo, si ipotizzò la presenza di un virus.

Nello stesso periodo un allievo di Robert Koch, Paul Frosch (1860-1828), dimostrò che l’Afta Epizootica (malattia animale) era sostenuta da un virus filtrabile:  ormai erano giunti i tempi per la ricerca dei virus nella patologia umana.

Alla fine del XVIIII  secolo, durante la guerra Ispano-Americana, le guarnigioni militari furono gravemente decimate dalla cosiddetta “febbre gialla”, patologia epatica grave con ittero evidente ed alta mortalità. Le autorità Sanitarie degli Stati Uniti inviarono come esperto il Maggiore Medico Walter Reed, che era un professore di batteriologia presso la Army Medical School di Washington, con il compito di studiare la febbre gialla. 
Tenendo conto delle osservazioni fatte da uno sconosciuto medico del luogo, che aveva osservato come la febbre fosse indotta dalla puntura delle zanzare, Walter Reed fece un fondamentale esperimento, inoculando  il siero dei malati (passato attraverso filtri di porcellana sterilizzanti)  a soggetti sani che contrassero la malattia, dimostrando così che l’agente infettante era rappresentato da un virus  “filtrabile”.

Da allora  le ricerche sui virus sono succedute continuamente con numerose scoperte di infezioni trasmissibili all’uomo fino al Coronavirus.


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