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Fibromialgia e Long-Covid

I sintomi del long-Covid, simili a quelli della fibromialgia. Intervista al prof. Paolo Marchettini

Fibromialgia e Long-Covid

La fibromialgia è una patologia cronica scarsamente riconosciuta caratterizzata da dolore muscoloscheletrico diffuso, affaticamento, sonno non ristoratore, difficoltà di memoria e di attenzione.

I malati con emicrania preesistente che sviluppano fibromialgia riportano l’accentuazione di intensità e di frequenza del mal di testa che può anche diventare quotidiano.

Il disturbo del sonno e della sua qualità è quasi la regola ed è stato ipotizzato che l’alterazione dei suoi cicli, soprattutto una riduzione della fase di sonno profondo durante la quale normalmente si eleva la soglia al dolore, sia responsabile dell’ipersensibilità al dolore che caratterizza la fibromialgia.

Isolati studi sperimentali avanzati con la tomografia ad emissione di positroni (PET) marcata per individuare infiammazioni del sistema nervoso, suggeriscono che nella fibromialgia, come in altre condizioni di dolore cronico, si verifichi una persistente infiammazione delle cellule della glia, la struttura del sistema nervoso che svolge la funzione di supporto e protezione immunitaria dei neuroni cerebrali.

I sintomi del long-covid

La pandemia Covid-19 in corso sta portando ad osservare che, mentre la maggior parte delle persone si riprende dopo poche settimane, in alcuni guariti dall’infezione possono persistere o anche comparire a distanza sintomi cronici e complessi non solo respiratori, condizione definita con il termine di long-covid. Non c’è consenso sulla sua portata e sul suo impatto, ma i dati emergenti sono segnalati da diversi gruppi di ricerca. Molti convalescenti ancora mesi dopo aver contratto il coronavirus lamentano complessi sintomi neurologici quali affaticamento, cefalea costante spesso accentuata in posizione supina, insonnia, malessere post-esercizio fisico, problemi di memoria, problemi di linguaggio e disfunzione cognitiva (o nebbia cerebrale), dolori muscolari e neuropatici da vasculite dei nervi periferici. Il dolore è una componente importante del long-covid. Fra i pazienti che restano a lungo positivi al virus uno su tre lamenta dolori articolari e uno su cinque dolore toracico persistente anche molto dopo la negativizzazione. Quelli più gravi, fra i quali gli intubati, nel 3-4% dei casi accusano dolore cronico per mesi dopo l’infezione. La maggior parte di queste persone riferisce anche una sensazione di ricaduta nella malattia dopo una apparente guarigione, con facile esauribilità provocata dai normali stress sociali e professionali. Non è ancora noto se questi sintomi siano causati da un’infezione diretta del tessuto nervoso o siano una conseguenza secondaria dell’infezione.

Long-covid e fibromialgia

È stato osservato che il virus può infettare le cellule cerebrali e che RNA virale e anticorpi anticovid sono stati rilevati nel liquido cerebrospinale di alcuni pazienti. Non sono ancora stati eseguiti studi PET in malati con long-covid che ricerchino infiammazioni del tessuto nervoso analoghe a quelle riscontrate nella fibromialgia, ma certamente la similitudine dei sintomi è rimarchevole e la ricerca potrebbe in futuro dimostrare che esistono basi biologiche comuni.

La terapia

Al momento la terapia della cefalea cronica, del dolore e dei sintomi fibromialgici del long-covid non differisce dalla terapia già prescritta per curare le stesse condizioni non correlate a covid-19, basate su farmaci per il dolore neuropatico, per l’emicrania severa, per i disturbi del sonno e sulla riabilitazione motoria e cognitiva.

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