Caffè e fibrillazione atriale dopo cardioversione. Ne parliamo con il dott. Riccardo Bigi, coordinatore del servizio di cardiologia CDI

Molti credono che chi soffre di fibrillazione atriale (FA) debba evitare il caffè dopo una cardioversione, la procedura che ripristina il normale ritmo cardiaco, per ridurre il rischio di recidive. Tuttavia, uno studio multicentrico recente, pubblicato su JAMA e noto come DECAF, ha analizzato 200 pazienti con FA o flutter atriale, tutti abituali consumatori di caffè. La ricerca ha suddiviso i partecipanti in due gruppi: uno ha continuato a bere almeno una tazza di caffè con caffeina al giorno, l’altro ha evitato completamente caffè e caffeina per sei mesi.
I risultati dello studio DECAF mostrano che il gruppo che ha continuato a consumare caffè ha avuto meno recidive di FA o flutter atriale rispetto a chi ha smesso (47% contro 64%). Inoltre, non sono state rilevate differenze significative negli eventi avversi tra i due gruppi. Questi dati suggeriscono che un consumo moderato di caffè non aumenta il rischio di aritmie. Anzi: potrebbe persino offrire un effetto protettivo dopo la cardioversione.
È importante sottolineare che lo studio ha coinvolto solo consumatori abituali di caffè (circa una tazzina al giorno), quindi i risultati non si applicano a chi non beve caffè, a chi ne consuma quantità elevate o ad altre fonti di caffeina come gli energy drink.
Conclusione pratica
Per le persone con fibrillazione atriale, abituali consumatori di caffè e sottoposte con successo a cardioversione, un consumo moderato di caffè con caffeina sembra sicuro. Non c’è motivo di vietarlo, a meno che il paziente non identifichi il caffè come fattore scatenante personale.