Le più recenti evidenze scientifiche mostrano che l’aspirina non è più raccomandata di routine nella prevenzione primaria cardiovascolare: la decisione deve essere personalizzata e condivisa con il medico. Scopriamo con il dott. Riccardo Bigi, cardiologo CDI, le nuove linee guida, quando è utile e se i rischi superano i benefici.

Per decenni l’aspirina (acido acetilsalicilico) è stata considerata quasi un elisir di lunga vita per l’apparato cardiovascolare. In molti continuano tuttora ad assumerla “per precauzione” ogni giorno, autonomamente o su consiglio del medico, con l’idea che possa proteggere il cuore anche in assenza di una malattia già diagnosticata. Ma qual è il parere attuale delle linee guida in base alle più recenti evidenze scientifiche? La risposta, sorprendente per molti, è: in larga misura, negativo.
Prevenzione primaria vs. secondaria: una distinzione fondamentale
Prima di tutto, è utile chiarire un concetto. Si parla di prevenzione secondaria quando l’utilizzo di una misura particolare o di un farmaco è finalizzato a ridurre il rischio di nuovi eventi in chi ha già avuto un infarto, un ictus o un’altra malattia cardiovascolare accertata. In quel contesto, l’aspirina ha dimostrato chiaramente la sua efficacia e resta una pietra angolare della terapia. Gli effetti benefici in termini di riduzione di eventi ischemici cerebrali fatali e non fatali, TIA, infarto del miocardio e angina pectoris superano ampiamente i potenziali effetti collaterali.
Il discorso cambia però radicalmente quando ci addentriamo nell’ambito della prevenzione primaria, cioè dell’uso dell’aspirina in persone sane – o comunque senza una malattia cardiovascolare già manifesta – per cercare di prevenire un primo evento.
Cosa hanno mostrato gli studi recenti
Negli ultimi anni sono stati condotti studi di grandi dimensioni proprio per rispondere a questa domanda. I risultati hanno sorpreso la comunità medica. Nonostante l’arruolamento di pazienti a rischio più elevato, infatti, le risposte erano coerenti: il beneficio clinico dell’aspirina era marginale e, nella maggior parte degli individui, veniva annullato dall’eccesso di rischio di sanguinamento.
In termini concreti, una meta-analisi ha mostrato che la riduzione del rischio assoluto di eventi cardiovascolari (0,38%) non superava l’aumento del rischio assoluto di sanguinamento maggiore (0,47%). Tradotto in pratica, ad ogni infarto evitato corrispondeva all’incirca un evento emorragico maggiore.
Cosa raccomandano le linee guida oggi
Le principali istituzioni scientifiche internazionali hanno pertanto aggiornato le proprie posizioni in modo convergente:
- Linee guida ESC 2021 (Società Europea di Cardiologia) e ACC/AHA 2019 (americane): l’uso dell’aspirina non è più raccomandato di routine per nessun paziente in prevenzione primaria.
- La US Preventive Services Task Force (USPSTF) 2022 raccomanda che gli adulti tra 40 e 59 anni con un rischio cardiovascolare a 10 anni ≥10% prendano una decisione individualizzata dopo averne discusso con il proprio medico.
- La stessa Task Force raccomanda di non iniziare l’aspirina a basse dosi in prevenzione primaria negli adulti di età uguale o superiore ai 60 anni.
- Per gli adulti sotto i 50 anni o sopra i 70 anni, le evidenze sono considerate insufficienti per trarre conclusioni definitive.
- In aggiunta, una recente analisi, pubblicata sul prestigioso New England Journal of Medicine ha suggerito come ulteriore criterio di selezione dei soggetti da candidare all’utilizzo dell’aspirina in prevenzione primaria il livello plasmatico della lipoproteina(a) o Lp(a).
Il problema del sanguinamento aumenta con l’età
Un punto chiave è che il rischio di emorragie – in particolare gastrointestinali e cerebrali – cresce con l’avanzare dell’età. Nei soggetti in prevenzione primaria, i benefici assoluti sono inferiori rispetto a quelli in prevenzione secondaria, mentre i rischi rimangono gli stessi. L’equilibrio tra benefici e danni deve quindi essere valutato individualmente per ogni paziente, tenendo conto della storia clinica, dei fattori di rischio e della propensione al sanguinamento.
Il messaggio per il paziente
Se stai assumendo aspirina ogni giorno «per proteggere il cuore» senza aver avuto un infarto o un ictus, è il momento di parlarne con il tuo medico. Molti pazienti continuano ad assumere aspirina in prevenzione primaria contrariamente alle attuali raccomandazioni, il che suggerisce la necessità di una rivalutazione della terapia. Non si tratta di demonizzare un farmaco prezioso: l’aspirina rimane fondamentale dopo un evento cardiovascolare. In prevenzione primaria, invece, il profilo rischio/beneficio è molto più sottile e richiede una decisione condivisa tra paziente e medico.