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Nasce il primo progetto italiano di diagnostica per le persone autistiche: esami e prevenzione più accessibile e più inclusivi

Fondazione Il Tricheco Blu, Confindustria Dispositivi Medici e Centro Diagnostico Italiano insieme per sviluppare un modello innovativo di diagnostica inclusiva da validare e diffondere a livello nazionale

Milano, 22 giugno 2026 – In Italia sono circa 600mila le persone nello spettro autistico e, secondo studi internazionali, queste persone possono arrivare ad avere un’aspettativa di vita di oltre 14 anni inferiore rispetto alla popolazione generale. Tra le cause contribuiscono anche le difficoltà di accesso a diagnosi, screening e percorsi di prevenzione: procedure comuni come un prelievo del sangue, un elettrocardiogramma o un’ecografia possono infatti trasformarsi in un’esperienza complessa a causa di barriere sensoriali, comunicative e organizzative, con il rischio di rinunciare all’esame, comprometterne la qualità o rendere necessario il ricorso alla sedazione. Da questa consapevolezza nasce il primo progetto italiano di diagnostica inclusiva promosso da Fondazione Il Tricheco Blu, Confindustria Dispositivi Medici e Centro Diagnostico Italiano, con l’obiettivo di sviluppare e validare strumenti e metodologie capaci di rendere gli esami diagnostici più accessibili alle persone autistiche.

L’iniziativa punta a costruire e validare un modello replicabile a livello nazionale per la diagnostica di laboratorio e per gli esami di imaging, coinvolgendo società scientifiche, professionisti sanitari, aziende del settore dei dispositivi medici e Fondazione Il Tricheco Blu, ente del terzo settore impegnato nella tutela e rappresentanza delle persone autistiche e le loro famiglie. Nel corso di tre anni, il progetto prevede una fase di co-progettazione, sviluppo e sperimentazione presso centri diagnostici pilota per realizzare e testare strumenti e soluzioni dedicati a migliorare l’esperienza diagnostica contenenti materiali per la familiarizzazione con gli esami, supporti visivi, strumenti per la gestione dei tempi e contenuti informativi dedicati ai caregiver. I risultati saranno poi validati scientificamente per definire protocolli, standard operativi, e linee guida che possano favorire l’adozione del modello da parte di strutture sanitarie e centri diagnostici su tutto il territorio nazionale.

“Per molte persone autistiche e per le loro famiglie, affrontare un esame diagnostico può rappresentare una sfida significativa, non per la complessità della prestazione in sé, ma per la presenza di barriere sensoriali, comunicative e organizzative che spesso non vengono considerate – ha dichiarato Marco Ruini, Presidente della Fondazione Il Tricheco Blu. – Con questo progetto vogliamo mettere al centro l’esperienza delle persone e promuovere un approccio che renda la diagnostica più accessibile, accogliente e rispettosa delle diverse esigenze. Il valore di questa iniziativa risiede nella co-progettazione: le persone autistiche e le loro famiglie non sono semplici destinatari degli interventi, ma partner attivi nella definizione delle soluzioni. Solo ascoltando i bisogni reali e traducendoli in strumenti concreti è possibile costruire percorsi diagnostici più efficaci e garantire un accesso equo alla prevenzione e alla cura”.

“Questo progetto – ha dichiarato Guido Beccagutti, Direttore generale di Confindustria Dispositivi Medici – rappresenta la prima iniziativa italiana strutturata dedicata alla diagnostica inclusiva per le persone neurodivergenti. Un’iniziativa che coniuga innovazione, sostenibilità sociale e accessibilità, temi oggi centrali nel pilastro social delle strategie ESG. L’obiettivo è generare un impatto concreto e misurabile, riducendo il numero di esami non completati, il ricorso alla sedazione e i costi associati a percorsi diagnostici più complessi. Allo stesso tempo, il progetto contribuisce alla diffusione di un’idea di salute inclusiva, un approccio che mira a garantire un accesso equo alle cure, e apre nuove prospettive di ricerca e sviluppo per il settore dei dispositivi medici, stimolando la progettazione di soluzioni e tecnologie sempre più inclusive, che è stato fortemente voluto dai presidenti delle nostre associazioni di diagnostica in vitro ed elettromedicali, rispettivamente Katia Accorsi e Alessandro Preziosa.. È un esempio concreto di come la collaborazione tra industria, professionisti sanitari e associazioni possa trasformare un bisogno in innovazione sociale per il sistema salute”.

“Per CDI inclusione e accessibilità significano offrire a ogni persona un percorso di cura attento, accogliente e realmente su misura”, dice Federica Visioli, Direttore HR e iniziative di sostenibilità del Centro Diagnostico Italiano. “Un impegno che vale per tutti i pazienti e che assume un rilievo particolare anche per le persone neurodivergenti, affinché l’esperienza di cura sia sempre più possa diventare sempre più rispettosa, accessibile e vicina ai bisogni di ciascuno”.

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