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Chemo brain: quando la mente sembra “annebbiata”

Il chemo brain: quando la nebbia mentale non è debolezza, ma parte del percorso di cura. Scopri cos’è, perché succede e cosa può aiutare con la dott.ssa Elena Mandorino, psicologa CDI.

Capire cosa succede e perché non sei tu il problema

Durante o dopo un percorso oncologico può capitare di sentirsi diversi da prima: più stanchi mentalmente, meno concentrati, più smemorati. Molte persone lo descrivono così: “Mi dimentico le cose”, “non riesco a trovare le parole”, “la testa è sempre confusa”.

Questa esperienza ha un nome: chemo brain, chiamato anche chemo fog (nebbia mentale), ed è reale.

Cos’è il chemo brain?

Il chemo brain è un insieme di difficoltà cognitive che possono comparire durante o dopo i trattamenti oncologici. Non significa essere distratti, poco attenti o “meno intelligenti”: è un effetto legato al percorso di cura e a tutto ciò che lo accompagna.

Studi scientifici mostrano che molte persone manifestano questo tipo di cambiamenti, in modo più o meno intenso. Alcuni li notano per poco tempo, altri più a lungo. Non è una suggestione, non è colpa tua.

Come si manifesta la “nebbia mentale”?

Il chemo brain può provocare:

  • difficoltà di concentrazione;
  • problemi di memoria a breve termine;
  • fatica a trovare parole o nomi;
  • sensazione di mente rallentata;
  • difficoltà a fare più cose insieme;
  • maggiore stanchezza mentale nella vita quotidiana.

Molte persone dicono di non riconoscersi più come prima e questa sensazione può essere emotivamente faticosa.

Perché succede?

Il chemo brain non ha una sola causa. È il risultato di più fattori che si sommano:

  • i cambiamenti biologici legati ai trattamenti;
  • la stanchezza fisica (fatigue oncologica);
  • lo stress emotivo della diagnosi;
  • ansia, tristezza e disturbi del sonno;
  • il carico mentale del percorso di cura.

Per questo oggi si sa che non è solo la chemioterapia a incidere, ma l’intera esperienza oncologica.

Quando non viene riconosciuto, può far soffrire di più

A volte chi vive il chemo brain ha paura di sembrare “lento”, “distratto” o di far perdere tempo agli altri. Se l’ambiente non riconosce questa difficoltà, possono nascere:

  • senso di inadeguatezza;
  • vergogna;
  • chiusura e silenzio.

Questo aumenta lo stress e può peggiorare ulteriormente i sintomi. Ecco perché sentirsi capiti e riconosciuti è parte della cura.

Comunicare meglio aiuta davvero

L’obiettivo non è far ricordare meglio, ma far sì che la persona si senta riconosciuta.  Non si tratta di sforzarsi di ricordare di più, ma di avere:

  • più tempo;
  • spiegazioni più semplici;
  • informazioni date con calma;
  • la possibilità di chiedere di ripetere senza sentirsi giudicati.

Una comunicazione attenta può ridurre l’ansia, migliorare la comprensione e far sentire la persona ancora competente e rispettata.

Cosa può aiutare nella vita quotidiana

Molte persone trovano utile ricorrere a strategie che aiutano a limitare l’effetto chemo brain, come:

  • prendere appunti o usare promemoria;
  • chiedere di ricevere le indicazioni anche per iscritto;
  • affrontare un’informazione alla volta;
  • prendersi pause e darsi tempo;
  • parlare apertamente di queste difficoltà con chi ti segue.

Non sono segni di debolezza, ma strumenti di supporto.

Un messaggio importante da ricordare

È una condizione esperienziale situata nella traiettoria di malattia della persona che sta affrontando la cura oncologica. Le tue capacità non sono perse: stanno attraversando un momento di maggiore fatica.

Non stiamo parlando di “non capire”, ma di avere bisogno di più tempo, più chiarezza e più ascolto in questa fase delicata della tua vita.

E questo vale, sempre, come diritto nella relazione di cura e nel sentirsi riconosciuta.

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