Nel mese dedicato alla prevenzione dei tumori femminili, approfondiamo con il dott. Gianpiero Manes, gastroenterologo CDI, il tumore del colon-retto nelle donne: conoscere i fattori di rischio, riconoscere i segnali da non sottovalutare e partecipare ai programmi di screening sono passi fondamentali per favorire la diagnosi precoce e proteggere la propria salute.

Il tumore del colon-retto è una delle neoplasie più frequenti nella popolazione e rappresenta un importante problema di salute anche per le donne. In Italia, nel 2024 sono state stimate circa 48.700 nuove diagnosi, di cui oltre 21.000 riguardanti donne[1]. La buona notizia è che oggi abbiamo strumenti sempre più efficaci per prevenirlo, individuarlo precocemente e curarlo.
Conoscere i fattori di rischio, riconoscere eventuali segnali e aderire ai programmi di screening può fare una differenza importante.
Che cos’è il tumore del colon-retto?
L’intestino crasso, di cui fanno parte Il colon ed il retto, costituiscono la parte finale dell’intestino, l’organo che svolge funzioni fondamentali nella digestione e nell’assorbimento delle sostanze nutritive.
Il colon rappresenta la porzione più lunga dell’intestino crasso e si divide in vari segmenti, il colon ascendente, il colon trasverso, il colon discendente e il sigma. Il retto è invece il tratto finale, che termina nell’ano.
Il tumore del colon-retto si sviluppa quando alcune cellule della mucosa, la parte più interna della parete dell’organo, iniziano a moltiplicarsi in modo incontrollato. Questa crescita incontrollata porta inizialmente alla formazione di un polipo, cioè una piccola escrescenza della mucosa intestinale che è inizialmente benigna. Alcuni polipi, in particolare gli adenomi, possono nel tempo trasformarsi in una lesione maligna.
Questo processo, però, generalmente è lento e può richiedere diversi anni. Proprio questa caratteristica rende possibile la prevenzione: individuare e rimuovere un polipo prima che possa trasformarsi in tumore permette infatti, in molti casi, di interrompere il processo.
Quanto è diffuso nelle donne?
Il tumore del colon-retto rappresenta la terza neoplasie più diagnosticata sia negli uomini che nelle donne. La malattia è più frequente con l’aumentare dell’età, ma negli ultimi anni è stata osservata una crescita delle diagnosi anche tra gli adulti più giovani. Questo fenomeno è particolarmente studiato a livello internazionale e ha portato diversi organismi scientifici a rivedere le strategie di prevenzione e di screening.
Allo stesso tempo, la mortalità è diminuita grazie soprattutto alla diagnosi precoce, ai programmi di screening e ai progressi nelle terapie. In Italia, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è oggi intorno al 66% nelle donne[2]. Si tratta di una media riferita alla popolazione, laddove l’evoluzione della malattia nella singola persona dipende soprattutto dallo stadio al quale il tumore si trova e dalle sue caratteristiche biologiche.
Quali sono i principali fattori di rischio?
Il rischio di sviluppare un tumore del colon-retto dipende dalla combinazione di diversi elementi, principalmente genetici ed ambientali. Mentre quelli genetici non possono essere modificati, quelli legati agli stili di vita possono essere modificati andando così a ridurre, almeno in parte, il rischio di tumore. Tra i principali fattori di rischio ci sono:
- l’età (il rischio di tumore aumenta andando avanti con gli anni);
- avere un familiare di primo grado con tumore del colon-retto o con polipi intestinali;
- alcune sindromi genetiche ereditarie, come la sindrome di Lynch e la poliposi adenomatosa familiare;
- aver già sofferto in precedenza di polipi del colon;
- soffrire di malattie infiammatorie croniche intestinali, come la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn;
- sovrappeso e obesità;
- sedentarietà;
- fumo;
- consumo eccessivo di alcol;
- alimentazione ricca di carni rosse e carni lavorate e povera di fibre.
La familiarità merita un’attenzione particolare. Avere un parente di primo grado con un tumore del colon-retto può aumentare il rischio anche in assenza di una sindrome genetica nota. Quando nella famiglia sono presenti più casi, diagnosi in età giovane o particolari caratteristiche cliniche, il medico può valutare l’opportunità di un percorso specialistico e, quando indicato, di un approfondimento genetico.
Alimentazione: quanto conta?
L’alimentazione non è, da sola, la causa di un tumore del colon-retto. Tuttavia, le abitudini alimentari possono contribuire a modificare il rischio.
Un’alimentazione caratterizzata da un elevato consumo di carni rosse e soprattutto di carni lavorate, associata a un basso consumo di fibre, frutta e verdura, è stata associata a un maggiore rischio di sviluppare la malattia. Al contrario, un’alimentazione equilibrata, ricca di alimenti vegetali e fibre, può contribuire a mantenere un profilo di rischio più favorevole.
Non si tratta quindi di eliminare completamente un singolo alimento, ma di considerare l’insieme delle abitudini quotidiane. Anche mantenere un peso adeguato, svolgere regolarmente attività fisica, non fumare e limitare l’alcol sono comportamenti importanti per la prevenzione.
Ci sono sintomi da non sottovalutare?
Uno degli aspetti più insidiosi del tumore del colon-retto è che nelle fasi iniziali può non provocare alcun sintomo. I polipi, infatti, sono spesso completamente asintomatici. In alcuni casi possono però provocare piccole perdite di sangue, non visibili a occhio nudo e individuabili attraverso la ricerca del sangue occulto nelle feci.
Quando la malattia è più avanzata possono comparire diversi disturbi, tra cui:
- cambiamenti persistenti nelle abitudini intestinali;
- stitichezza o diarrea che persistono o si alternano senza una spiegazione evidente;
- presenza di sangue nelle feci;
- dolore o fastidio addominale ricorrente;
- gonfiore persistente;
- stanchezza insolita;
- anemia, soprattutto se non ne viene individuata la causa;
- perdita di peso non intenzionale;
- riduzione dell’appetito.
Questi sintomi non significano necessariamente che sia presente un tumore: possono dipendere da numerose condizioni molto più comuni. Tuttavia, soprattutto quando persistono o si associano tra loro, è importante parlarne con il medico e non attribuirli automaticamente a problemi digestivi, stress o cambiamenti legati all’età.
Perché nelle donne è importante non trascurare i sintomi?
I disturbi intestinali possono essere facilmente interpretati come problemi digestivi comuni. Nelle donne, inoltre, alcuni sintomi addominali possono essere confusi con disturbi ginecologici o con modificazioni legate al ciclo mestruale o alla menopausa. Un cambiamento persistente e insolito delle proprie abitudini intestinali merita attenzione, indipendentemente dall’età.
Un altro elemento importante è l’anemia da carenza di ferro. Nelle donne in età fertile può essere associata a perdite mestruali abbondanti, ma quando l’anemia è persistente o non trova una spiegazione adeguata il medico può ritenere opportuno approfondirne le cause, compresa l’eventuale presenza di perdite gastrointestinali.
Lo screening: uno strumento fondamentale
La prevenzione del tumore del colon-retto passa soprattutto attraverso lo screening. In Italia i programmi organizzati dal Servizio Sanitario Nazionale prevedono l’invito delle persone nella fascia di età stabilita a livello regionale a eseguire il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci.
Il test è semplice: viene raccolto a casa un piccolo campione di feci che viene successivamente analizzato per verificare la presenza di quantità di sangue non visibili a occhio nudo. Nei programmi italiani il test viene generalmente proposto ogni due anni alle persone tra i 50 e i 74 anni.
È importante sottolineare che il test non serve soltanto a individuare un tumore già presente. Può infatti segnalare la presenza di polipi o adenomi che sanguinano e che, in alcuni casi, potrebbero trasformarsi nel tempo.
Cosa succede se il test è positivo?
Un risultato positivo al test del sangue occulto non significa automaticamente avere un tumore. Il sangue nelle feci può avere diverse cause. Per capire da dove provenga è necessario eseguire l’esame di approfondimento previsto dal programma di screening: la colonscopia.
La colonscopia permette al medico di osservare direttamente la parete dell’intero colon-retto. Se vengono individuati polipi, in molti casi possono essere rimossi durante lo stesso esame. La colonscopia ha quindi una duplice funzione: è uno strumento diagnostico, ma può essere anche uno strumento di prevenzione, perché consente di eliminare alcune lesioni prima che possano eventualmente evolvere.
Come viene diagnosticato il tumore?
Una volta diagnosticata la malattia, possono essere utilizzati altri esami, come tomografia computerizzata (TC) e risonanza magnetica, per valutare l’estensione del tumore e verificare l’eventuale presenza di metastasi.
Oggi, inoltre, assume sempre maggiore importanza lo studio molecolare del tumore. Alcune alterazioni genetiche e caratteristiche biologiche possono infatti aiutare gli oncologi a scegliere trattamenti più mirati. Anche l’intelligenza artificiale viene studiata e utilizzata come supporto durante la colonscopia, con l’obiettivo di aiutare a individuare polipi e lesioni che potrebbero sfuggire all’osservazione.
La prevenzione comincia dalle abitudini quotidiane
Non tutti i tumori del colon-retto possono essere prevenuti, perché alcuni fattori di rischio, come l’età e la predisposizione genetica, non sono modificabili. È però possibile intervenire su diversi comportamenti, una strategia di prevenzione comprende:
- seguire un’alimentazione varia ed equilibrata, ricca di fibre, frutta e verdura;
- limitare il consumo di carni rosse e soprattutto di carni lavorate;
- mantenere un peso corporeo adeguato;
- praticare regolarmente attività fisica;
- non fumare;
- limitare il consumo di alcol;
- conoscere la propria storia familiare;
- aderire ai programmi di screening quando si riceve l’invito.
La prevenzione non consiste nel seguire regole perfette, ma nel costruire nel tempo uno stile di vita complessivamente favorevole alla salute.
Conoscere il rischio personale è il primo passo
Il tumore del colon-retto può colpire anche persone che non presentano particolari fattori di rischio, per questo lo screening della popolazione è così importante.
Per alcune donne, però, il rischio può essere maggiore a causa della familiarità, di precedenti polipi o di malattie infiammatorie intestinali. In questi casi il percorso di sorveglianza può essere diverso da quello previsto per la popolazione generale e deve essere stabilito dal medico.
Anche la presenza in famiglia di tumori del colon-retto diagnosticati in giovane età o di più casi tra parenti stretti merita di essere segnalata al proprio medico.
In conclusione
Il tumore del colon-retto è una malattia frequente, ma è anche una delle neoplasie per le quali prevenzione e diagnosi precoce possono avere un ruolo particolarmente importante. Spesso il tumore nasce infatti da una lesione precancerosa che impiega anni per trasformarsi. Intercettare queste lesioni attraverso lo screening e rimuoverle può impedire che evolvano.
Per le donne, come per tutta la popolazione, è quindi importante non ignorare cambiamenti intestinali persistenti, conoscere la propria storia familiare e partecipare ai programmi di screening.
Prendersi cura della propria salute intestinale non significa vivere con la paura del tumore, ma significa, al contrario, conoscere i propri fattori di rischio, adottare abitudini salutari e utilizzare gli strumenti di prevenzione disponibili. La diagnosi precoce, quando possibile, permette infatti di intervenire prima che la malattia sia avanzata e aumenta le possibilità di trattamento efficace.
[1] https://www.fondazioneveronesi.it/educazione-alla-salute/guida-ai-tumori/tumore-del-colon-retto
[2] https://www.iss.it/documents/20126/9340227/24-9+web.pdf/5d4cf8b4-9dda-1064-4bbb-a39beff08dfd?t=1725345481987