Ascoltare ciò che sentiamo, riconoscere i nostri bisogni e chiedere aiuto quando necessario: nella Giornata Mondiale della Salute Mentale capiamo con la dott.ssa Elena Mandorino, psicologa CDI, come la cura del benessere psicologico possa essere uno spazio di consapevolezza, prevenzione e trasformazione.

Prendersi cura di sé significa anche prendersi cura del proprio benessere psicologico: imparare ad ascoltare ciò che sentiamo, riconoscere i nostri bisogni e accorgerci quando qualcosa sta diventando difficile da comprendere, attraversare o sostenere da soli.
Nella quotidianità siamo spesso abituati a prestare attenzione soprattutto a ciò che è visibile e concreto: il corpo, gli impegni, il lavoro, le responsabilità familiari. Più facilmente tendiamo invece a rimandare l’ascolto del nostro mondo interno, adattandoci, resistendo o cercando di “andare avanti” anche quando percepiamo che qualcosa sta cambiando.
I segnali da ascoltare
Ansia, stress, tristezza, irritabilità, difficoltà a dormire, senso di sopraffazione, stanchezza emotiva o perdita di motivazione sono esperienze che possono attraversare diversi momenti della vita. Non sempre indicano la presenza di un disturbo psicologico: possono essere il modo attraverso cui la nostra mente e il nostro corpo ci segnalano che qualcosa richiede attenzione. Riconoscere questi segnali e dare loro uno spazio non significa necessariamente “stare male”. Significa piuttosto sviluppare la capacità di interrogarsi su ciò che stiamo vivendo, comprendere quali bisogni siano rimasti inascoltati e chiederci se le modalità con cui abbiamo affrontato fino a quel momento le difficoltà siano ancora sufficienti.
Il percorso psicologico
Ci si può rivolgere ad un professionista che si occupa di salute mentale, in molti momenti differenti della propria vita: durante un periodo di particolare stress, di fronte a una difficoltà lavorativa o familiare, alla fine di una relazione, durante una crisi di coppia, nell’esperienza dell’infertilità e dei percorsi di procreazione medicalmente assistita, di fronte a una malattia, a un lutto o a un cambiamento significativo. Alcune transizioni, anche quando desiderate, possono infatti mettere in discussione equilibri precedenti e richiedere un nuovo adattamento: diventare genitori, cambiare lavoro, trasferirsi, affrontare una nuova fase della vita, modificare il proprio ruolo all’interno della famiglia o della coppia.
Ma un percorso psicologico non nasce necessariamente dalla presenza di un disagio evidente. Possiamo decidere di iniziare una psicoterapia anche quando avvertiamo il desiderio di conoscerci meglio, di comprendere alcuni aspetti ricorrenti del nostro modo di stare nelle relazioni o di rispondere agli eventi della vita.
Domande come: “Chi sono oggi?”, “Cosa desidero davvero?”, “Perché in alcune situazioni reagisco sempre nello stesso modo?”, “Perché alcune relazioni diventano così difficili per me?”, “Cosa mi impedisce di cambiare qualcosa che non mi fa più stare bene?”, “In quale direzione desidero andare?”, possono diventare il punto di partenza di un percorso di conoscenza e trasformazione.
La psicoterapia offre innanzitutto uno spazio protetto nel quale potersi fermare e osservare la propria esperienza con maggiore consapevolezza.
Nella vita quotidiana non sempre abbiamo la possibilità di raccontarci senza preoccuparci di essere giudicati, di ferire qualcuno, di dover rassicurare gli altri o di trovare immediatamente una soluzione. La relazione terapeutica permette invece di dare parola anche a ciò che è confuso, contraddittorio, difficile da nominare o da condividere: mettere in parole la propria esperienza può essere già un primo importante processo di rielaborazione. Raccontarsi non significa semplicemente descrivere ciò che è accaduto, ma iniziare a comprendere quale significato quegli eventi abbiano assunto nella nostra storia personale. Un percorso psicoterapeutico può inoltre avere una funzione preventiva: imparare a riconoscere precocemente i segnali di affaticamento psicologico permette di intervenire prima che una situazione di stress o sofferenza diventi più intensa o comprometta significativamente la qualità della vita.
Un occasione per prendersi cura di sé
Prendersi cura della propria salute mentale significa, allora, anche concedersi la possibilità di chiedere aiuto. In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, ricordiamo quindi che occuparsi della propria salute psicologica non significa soltanto intervenire quando emerge un disagio. Significa anche imparare a conoscersi, prevenire, costruire risorse, riconoscere i propri bisogni e prendersi cura della qualità delle proprie relazioni e della propria vita.
Perché il benessere psicologico non coincide semplicemente con l’assenza di sofferenza: riguarda anche la possibilità di sentirsi maggiormente in contatto con se stessi, con ciò che per noi è importante e con il modo in cui desideriamo abitare la nostra vita.”