Per la Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro 2026, l’ILO, acronimo inglese di International Labour Organization (Organizzazione Internazionale del Lavoro), ha pubblicato materiali e un rapporto globale sui rischi psicosociali, leggendo stress, organizzazione del lavoro, molestie, carichi di lavoro e insicurezza occupazionale come profili da gestire dentro un sistema prevenzionistico strutturato.

Il rapporto 2026 dell’ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, colloca i rischi psicosociali nel perimetro ordinario della salute e sicurezza sul lavoro e propone un approccio organizzativo e sistemico. Il documento considera i fattori psicosociali a più livelli: caratteristiche del lavoro, modalità di gestione e politiche aziendali che influenzano ambiente, salute e dignità del lavoratore.
Il tema assume rilievo anche per le imprese italiane, perché si integra con gli obblighi di valutazione dei rischi del D.Lgs. 81/2008, con la gestione dello stress lavoro-correlato e con il ruolo di datore di lavoro, RSPP, RLS, dirigenti, preposti e medico competente. La prevenzione richiede un passaggio da iniziative episodiche a processi documentati e riesaminabili.
Il quadro internazionale 2026
L’ILO è l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di lavoro e relazioni industriali attraverso una struttura tripartita, nella quale siedono governi, rappresentanti dei lavoratori e organizzazioni dei datori di lavoro. Nei materiali 2026 richiama il peso sanitario e organizzativo di lunghi orari, insicurezza lavorativa, carichi elevati, autonomia ridotta, molestie e qualità della gestione, riconducendo tali fattori alla progettazione del lavoro e alla capacità dell’organizzazione di prevenire condizioni nocive prevedibili.
Nei materiali diffusi per il 2026, l’ILO evidenzia che i rischi psicosociali sono collegati a malattie cardiovascolari, disturbi mentali e suicidi, con un impatto sanitario e produttivo rilevante. Il dato rafforza la lettura dei rischi psicosociali come fattori di salute e sicurezza, oltre l’ambito del benessere aziendale facoltativo.
L’approccio internazionale è coerente con l’evoluzione del lavoro contemporaneo: digitalizzazione, intensificazione dei ritmi, lavoro ibrido, sorveglianza tecnologica, instabilità organizzativa e contesti ad alta esposizione relazionale possono modificare il profilo di rischio. La valutazione deve quindi tenere conto di fattori organizzativi mutevoli, accanto ai rischi fisici tradizionali.
Dalla persona all’organizzazione
Il punto operativo più rilevante consiste nello spostamento dell’attenzione dalla sola capacità individuale di resistere allo stress alla qualità dell’assetto organizzativo. Carichi, turni, autonomia, conflitti, comunicazione, chiarezza dei ruoli, molestie e violenza rientrano nel sistema HSE come fattori che incidono sulla salute psicofisica e sulla sicurezza in modo misurabile.
Questa impostazione assegna il problema alla qualità dell’organizzazione del lavoro. La formazione sulla resilienza può avere utilità e affianca la revisione di carichi, obiettivi, risorse, tempi, leadership, procedure di segnalazione e criteri di gestione dei conflitti. La prevenzione richiede interventi sulla progettazione del lavoro e sulle condizioni organizzative.
In questa prospettiva, RSPP, datore di lavoro, dirigenti, preposti, RLS e medico competente devono concorrere, ciascuno nel proprio ruolo, alla lettura delle evidenze disponibili. Assenze, turnover, segnalazioni, infortuni, quasi infortuni, conflitti ricorrenti e risultati delle valutazioni possono diventare indicatori per individuare criticità organizzative ricorrenti.
Valutazione del rischio e misure aziendali
La gestione dei rischi psicosociali richiede un processo documentabile. Il DVR deve poter dialogare con policy, procedure disciplinari, canali di segnalazione, formazione dei responsabili, gestione dei carichi, criteri di organizzazione dei tempi di lavoro e misure contro molestie e violenza. Il presidio richiede misure strutturate, verificabili e riesaminate nel tempo.
La valutazione deve individuare gruppi omogenei, fattori di rischio, indicatori oggettivi, eventuali approfondimenti e misure correttive. Per molte organizzazioni, il passaggio più utile consiste nel leggere insieme dati già disponibili: assenteismo, straordinari, rotazione, segnalazioni, reclami, infortuni, aggressioni, conflitti e risultati della sorveglianza sanitaria aggregata. La coerenza nasce dall’uso di indicatori plurimi e verificabili.
Il medico competente può offrire un contributo tecnico nella lettura aggregata dei dati sanitari e di rischio, nel rispetto della riservatezza e dei limiti del proprio ruolo. Tale contributo è utile soprattutto quando emergono ricorrenze compatibili con stress, disturbi correlati all’organizzazione o condizioni di particolare suscettibilità individuale, poiché consente di orientare cautele preventive mirate.
Settori e condizioni di maggiore esposizione
Il tema interessa in modo particolare sanità, servizi alla persona, customer care, scuola, logistica, trasporti, vigilanza, commercio, call center, lavoro notturno e contesti con elevata esposizione a conflitti o aggressioni. In questi ambiti, il rischio psicosociale può derivare da pressione relazionale, carichi e imprevedibilità della prestazione.
Anche le funzioni impiegatizie e digitali possono presentare criticità specifiche: obiettivi sovradimensionati, reperibilità continua, ambiguità dei ruoli, sovraccarico informativo, controllo algoritmico, isolamento nel lavoro da remoto e supporto manageriale discontinuo. La valutazione deve quindi adottare una lettura concreta dell’organizzazione del lavoro.
Per i lavoratori fragili o rientranti da assenze prolungate, le misure organizzative possono assumere rilievo nel contenimento del rischio. Turni, carichi, tempi di recupero, gestione del conflitto e chiarezza delle responsabilità incidono sulla capacità di mantenere una prestazione sostenibile. Il contributo del medico competente va collocato dentro un raccordo prudente con l’organizzazione.
Molestie, violenza e canali di segnalazione
Molestie, bullismo, violenza verbale, aggressioni da terzi e discriminazioni costituiscono fattori psicosociali che richiedono procedure specifiche. L’organizzazione deve definire canali di segnalazione, tempi di gestione, protezione da ritorsioni, criteri di indagine e misure correttive. La prevenzione dipende dalla presenza di procedure credibili e accessibili.
Nei luoghi aperti al pubblico o ad alta esposizione relazionale, la prevenzione deve considerare anche la violenza proveniente da utenti, pazienti, clienti o terzi. La valutazione può includere layout degli spazi, presidi di sicurezza, formazione sulla gestione dei conflitti, criteri di escalation e supporto post-evento. Il profilo rientra nella sicurezza organizzata del contesto lavorativo.
La presenza di un codice etico o di una policy richiede applicazione, formazione dei responsabili e monitoraggio degli esiti. Il sistema deve rendere evidente che le segnalazioni vengono considerate, che le misure sono proporzionate e che i lavoratori sono protetti da ritorsioni. La credibilità del presidio dipende dalla coerenza tra regole e comportamenti aziendali.
Tecnologia, intensificazione del lavoro e controllo
La digitalizzazione può ridurre alcuni rischi, ma può anche introdurne di nuovi. Monitoraggio continuo, obiettivi algoritmici, reperibilità costante, sistemi di rating, piattaforme digitali e flussi informativi accelerati possono incidere su autonomia, carico cognitivo e percezione di controllo. La valutazione dovrebbe considerare impatto psicosociale degli strumenti digitali.
In presenza di sistemi tecnologici che misurano produttività, tempi, pause o performance, è opportuno verificare la proporzionalità degli indicatori e il loro effetto sull’organizzazione del lavoro. Un sistema formalmente efficiente può generare pressione impropria quando valuta in modo parziale risorse disponibili, variabilità delle attività e margini di autonomia. Il presidio HSE deve leggere dati e processi insieme.
Il lavoro ibrido richiede una valutazione equilibrata: può migliorare autonomia e conciliazione, ma può anche aumentare isolamento, iperconnessione e difficoltà di disconnessione. Le misure preventive devono stabilire regole su reperibilità, riunioni, carichi, supporto manageriale e comunicazione. Il tema riguarda la qualità dell’organizzazione digitale insieme al luogo fisico della prestazione.
Sintesi analitica dei profili essenziali
- Fonte: ILO – International Labour Organization, agenzia specializzata delle Nazioni Unite; Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro 2026 e materiali sull’ambiente psicosociale di lavoro.
- Oggetto: rischi psicosociali, salute mentale e progettazione organizzativa, con attenzione a lavoro, gestione e politiche aziendali.
- Fattori: lunghi orari, insicurezza, molestie, carichi elevati e autonomia ridotta, da valutare come condizioni lavorative e organizzative.
- Metodo: prevenzione fondata su dati e partecipazione, integrando indicatori organizzativi, confronto con RLS e misure correttive documentate.
- Ruolo sanitario: medico competente e dati aggregati, nel rispetto della riservatezza, per leggere ricorrenze e orientare cautele preventive.
- Tecnologia: digitalizzazione e controllo del lavoro da riesaminare quando incidono su autonomia, carico cognitivo, ritmi e pressione organizzativa.
Cosa cambia in pratica per le organizzazioni
Per le imprese, il rapporto rafforza l’esigenza di trattare i rischi psicosociali come rischi organizzativi da valutare e governare con continuità. Il tema interessa ambienti tradizionalmente esposti, uffici, lavoro digitale, funzioni commerciali e contesti con obiettivi intensivi. La qualità del presidio dipende da valutazione, misure e riesame periodico.
La gestione efficace richiede una combinazione di ascolto, analisi documentale e interventi concreti. Le misure possono riguardare carichi, tempi, ruoli, autonomia, formazione dei responsabili, procedure contro molestie e violenza, canali di segnalazione, rientri dopo assenze e criteri di disconnessione. Il punto operativo è passare da iniziative generiche a azioni proporzionate al rischio rilevato.
Anche il sistema di governance deve essere chiaro. Datore di lavoro e dirigenti devono integrare il rischio nelle decisioni organizzative; il RSPP contribuisce al metodo di valutazione; il RLS porta informazioni dal basso; il medico competente legge le evidenze sanitarie aggregate; i preposti intercettano segnali quotidiani. La prevenzione richiede ruoli coordinati e verificabili.
Indicazioni operative per l’implementazione
In termini applicativi, appare opportuno impostare un riesame mirato del sistema prevenzionistico, con particolare attenzione alla documentazione delle decisioni e alla partecipazione dei lavoratori:
- aggiornare valutazione dello stress lavoro-correlato considerando carichi, autonomia, turni, conflitti, chiarezza dei ruoli, molestie e violenza;
- integrare indicatori organizzativi e sanitari aggregati, nel rispetto della riservatezza e delle competenze del medico competente;
- mappare gruppi omogenei e reparti esposti distinguendo mansioni ad alta pressione, front office, lavoro notturno, logistica, sanità e customer care;
- formare dirigenti e preposti sul riconoscimento dei segnali organizzativi di rischio e sulla gestione tempestiva dei conflitti;
- rafforzare procedure contro molestie e violenza con canali accessibili, tempi di gestione, protezione da ritorsioni e misure conseguenti;
- riesaminare strumenti digitali e obiettivi di performance quando incidono su ritmi, autonomia, controllo, reperibilità e carico cognitivo;
- documentare misure correttive e follow-up indicando responsabilità, tempi, criteri di verifica e riesame degli esiti.
In sintesi, il rapporto ILO 2026 invita le organizzazioni a trattare i rischi psicosociali come parte ordinaria della prevenzione aziendale, collegando progettazione del lavoro, gestione dei responsabili, partecipazione dei lavoratori, sorveglianza sanitaria aggregata e misure correttive documentate.
Clicca qui per consultare la pagina ILO sulla Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro 2026.