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Abitudini solide, fegato forte: nutrizione corretta, sindrome metabolica ed esami utili

In occasione della Giornata Mondiale del Fegato impariamo a proteggere questo organo ogni giorno tra alimentazione, controlli e stile di vita attivo con l’intervista alla dott.ssa Francesca De Filippi, epatologa CDI.

Il fegato è un organo centrale per il metabolismo, svolgendo oltre 500 funzioni vitali: filtra il sangue, elabora i nutrienti, produce proteine essenziali e contribuisce a regolare zuccheri e grassi. Quando il fegato non è in salute, le tossine possono accumularsi, l’assorbimento dei nutrienti peggiora e il metabolismo si indebolisce, con effetti sulla salute generale.

Oggi è sempre più frequente l’accumulo di grasso nel fegato legato a sovrappeso, alimentazione e sedentarietà, una condizione nota come steatosi epatica che nel 59% dei casi rappresenta la più comune causa di malattia epatica cronica. La steatosi è associata alla sindrome metabolica (MASLD), una condizione spesso asintomatica per anno ma che può evolvere verso infiammazione e cicatrizzazione (fibrosi), fino a cirrosi e, più raramente, tumore del fegato.

La buona notizia: piccoli cambiamenti costanti su alimentazione, attività fisica, alcol e controlli periodici possono ridurre il grasso nel fegato e migliorare anche altri parametri (glicemia, trigliceridi, pressione).

Cos’è la sindrome metabolica

Con sindrome metabolica si intende un insieme di fattori di rischio che tendono a presentarsi insieme e che aumentano la probabilità di sviluppare diabete tipo 2, malattie cardiovascolari e steatosi epatica. In genere si parla di sindrome metabolica, patologia che in Italia affligge circa il 22% della popolazione, quando sono presenti almeno 3 tra i seguenti elementi (con soglie che possono variare leggermente in base alle linee guida):

  • circonferenza vita aumentata (adiposità addominale);
  • pressione arteriosa elevata;
  • glicemia a digiuno elevata;
  • trigliceridi elevati;
  • colesterolo HDL basso (“colesterolo buono”).

La sindrome metabolica non è “solo” un numero in più sulla bilancia, è un segnale che il corpo sta faticando a gestire zuccheri e grassi, spesso con insulino-resistenza. Intervenire su alimentazione, attività fisica, qualità del sonno e riduzione dell’alcol può migliorare più parametri contemporaneamente; in alcuni casi sono necessari anche farmaci (da valutare con il medico).

Quali esami fare?

  • Valutazioni di base (anche dal medico di famiglia):
    • Pressione arteriosa (anche misurazioni domiciliari se necessario).
    • Peso, altezza e BMI.
    • Circonferenza vita (indicatore di grasso viscerale).
    • Stile di vita: alimentazione, attività fisica, alcol, fumo, sonno.
    • Farmaci e integratori assunti, e familiarità per diabete/malattie cardiovascolari/epatiche.
  • Esami del sangue
    • Glicemia a digiuno e/o emoglobina glicata (HbA1c).
    • Funzionalità epatica: ALT (GPT), AST (GOT), GGT, fosfatasi alcalina, bilirubina.
    • Profilo lipidico: colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi.
    • Funzione epatica: ALT (GPT), AST (GOT), GGT, fosfatasi alcalina, bilirubina.
    • Assetto infiammatorio e generale: emocromo, PCR.
    • Funzione renale: creatona, eGFR (utile anche per inquadrare il rischio cardiometabolico)
  • Esami strumentali:
    • Ecografia addominale: è spesso il primo esame per valutare la presenza di steatosi.
    • Elastografia epatica (es. FibroScan o elastografia su ecografo): misura la “rigidità” del fegato e aiuta a stimare la fibrosi, utile quando ci sono fattori di rischio (diabete, obesità, trigliceridi alti) o alterazioni persistenti degli esami epatici. La scelta e la frequenza vanno personalizzate dal medico.

Ogni quanto fare i controlli e quando approfondire

In assenza di problemi noti, molte persone possono beneficiare di un controllo metabolico e degli esami del fegato ogni 1–3 anni. Se invece sono presenti sindrome metabolica, diabete tipo 2, obesità, consumo di alcol o familiarità, il medico può consigliare controlli più ravvicinati e/o un approfondimento strumentale. Alcuni segnali che meritano una valutazione medica tempestiva possono essere: stanchezza persistente senza spiegazione, nausea o scarso appetito, dolore o fastidio sotto le costole a destra, prurito persistente, urine scure o feci molto chiare, ingiallimento di pelle/occhi, gonfiore di gambe/caviglie o addome.

La prevenzione: partiamo da cosa mettiamo nel piatto

Una dieta equilibrata è uno dei fattori più efficaci per abbassare il livello di grasso nel fegato e migliorare i parametri della sindrome metabolica. In pratica, l’obiettivo è ridurre l’eccesso di calorie, migliorare la qualità dei carboidrati e dei grassi, e aumentare fibre e micronutrienti.

  • Da privilegiare: verdura in abbondanza, 2 porzioni di frutta al giorno, legumi 3–4 volte/settimana, cereali integrali, pesce (soprattutto azzurro), carni bianche e uova in quantità adeguate, latticini non zuccherati, olio extravergine d’oliva, frutta secca in piccole porzioni.
  • Da limitare: bevande zuccherate e succhi, dolci e snack, farine raffinate, alcol, insaccati e carni rosse frequenti, formaggi molto grassi, fritti, prodotti ultraprocessati ricchi di sale, zuccheri e grassi saturi.
  • Attenzione ai “grassi nascosti”: burro, panna, grassi da forno e molti prodotti confezionati aumentano i grassi saturi; preferire grassi insaturi (olio EVO, pesce, frutta secca).

Obiettivo realistico: in molte persone una riduzione del peso del 5–10% (se c’è sovrappeso) migliora sensibilmente steatosi, transaminasi e sensibilità all’insulina. Conta soprattutto la costanza: porzioni sostenibili, pasti regolari, più cucina “semplice” a casa, acqua come bevanda principale.

Schema pratico del piatto: metà verdure, un quarto proteine magre (pesce/legumi/pollo/uova), un quarto carboidrati integrali (pasta/riso integrali, pane integrale, patate), + 1 cucchiaio di olio EVO. Frutta a fine pasto o come spuntino.

L’alcol può causare danni seri e duraturi al fegato. Ridurlo o evitarlo consente al fegato di svolgere al meglio le sue funzioni. Diminuire il consumo di alcol è una delle azioni più efficaci per prevenire e rallentare molte malattie epatiche.

Le buone abitudini iniziano presto (infanzia e adolescenza)

Il messaggio “abitudini solide, fegato forte” ricorda che la prevenzione dovrebbe iniziare presto: le scelte alimentari di bambini e ragazzi influenzano il rischio futuro di sovrappeso, steatosi epatica, diabete e altre malattie croniche.

Pilastri di una nutrizione sana in età evolutiva:

  • Frutta e verdura ogni giorno: ricche di vitamine, antiossidanti e fibre.
  • Proteine di qualità: pesce, carni bianche, legumi, tofu.
  • Cereali integrali: avena, riso integrale, quinoa, pane integrale.
  • Meno zuccheri aggiunti: evitare bibite zuccherate e snack ultraprocessati.
  • Educazione alle porzioni e a orari regolari dei pasti.

Anche l’attività fisica, la riduzione del tempo davanti agli schermi e un sonno regolare influenzano il metabolismo e, indirettamente, la salute del fegato: l’infanzia è il momento ideale per costruire queste routine. Quando famiglia, scuola e comunità rendono più facili le scelte sane, si creano fondamenta solide che accompagnano i ragazzi anche da adulti. Un buon inizio fa la differenza: abitudini sane oggi aiutano a diventare adulti con un metabolismo più forte domani.

L’importanza dell’attività fisica

Fare attività fisica regolare è uno dei regali migliori che possiamo fare al nostro fegato, anche se il peso sulla bilancia non cambia subito. Muoversi aiuta il corpo a usare meglio l’energia, riduce l’accumulo di grasso nel fegato e migliora la salute generale, con benefici anche su cuore, glicemia e umore.

Nelle persone con fegato grasso legato a disfunzioni metaboliche (MASLD), rimanere attivi può aiutare a rallentare o prevenire il peggioramento della malattia, riducendo il rischio che il fegato vada incontro a infiammazione e cicatrici nel tempo. Se all’attività fisica si associa anche una modesta perdita di peso (circa 7–10%), i benefici diventano ancora più evidenti.

Non servono allenamenti estremi:

  • Attività aerobica (camminata, bici, nuoto): aiuta a ridurre il grasso nel fegato e fa bene al cuore. Bastano 30–45 minuti, 4–5 volte a settimana.
  • Esercizi di forza (con pesi leggeri, elastici o a corpo libero): aiutano a mantenere i muscoli forti e migliorano il modo in cui il corpo usa zuccheri e grassi, un paio di volte a settimana.
  • Allenamenti brevi e intensi (come circuiti o HIIT): anche 15–20 minuti possono essere utili, se adatti alle proprie condizioni.

Ogni movimento conta: una passeggiata dopo i pasti, usare le scale invece dell’ascensore, alzarsi più spesso dalla sedia, etc… Sono piccoli gesti che, giorno dopo giorno, aiutano il fegato a stare meglio. Il consiglio più importante: scegli un’attività che ti piace davvero. La regolarità conta più dell’intensità, piccoli cambiamenti oggi possono aiutare il fegato a stare meglio domani.

Ecografia addominale

Cos’è: un esame che utilizza onde sonore.

Cosa mostra allo specialista:

  • Dimensioni e forma del fegato.
  • Segni di steatosi epatica (fegato grasso).
  • Presenza di cisti o lesioni.
  • Possibile dilatazione o ostruzione delle vie biliari.

Come si esegue:

  • Il paziente si sdraia sul lettino.
  • Viene applicato un gel sulla pelle per ottenere immagini più nitide.
  • L’esame dura in genere 10–15 minuti.
  • Non è previsto tempo di recupero.

FibroScan (elastografia epatica)

Cos’è: un esame specialistico che misura la rigidità del fegato e la quantità di grasso tramite onde di vibrazione.

Cosa mostra allo specialista:

  • Grado di fibrosi/cicatrizzazione del fegato.
  • Quantità di grasso nel fegato.
  • Stima del rischio di malattia epatica avanzata (da interpretare nel contesto clinico).

Come si esegue:

  • Il paziente si sdraia supino con il braccio destro sollevato.
  • Una sonda viene appoggiata tra le costole, sulla pelle.
  • Si può avvertire un leggero “tapping” (piccoli colpetti).
  • Il test dura in genere 5–10 minuti.
  • Consiglio: evitare pasti abbondanti nelle ore precedenti.

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