Odontoiatria

Il servizio di Odontoiatria del CDI lavora da oltre venticinque anni anni per migliorare costantemente il servizio che offre ai propri pazienti. Molte sono le “dimensioni” della Qualità nell’odontoiatria moderna e il servizio di Odontoiatria CDI ha come obiettivo proprio quello di svilupparle.
Tra le caratteristiche più significative del servizio possono essere individuate:

La completezza dei servizi offerti

Il team odontoiatrico del CDI è composto da professionisti esperti e specializzati nelle diverse branche della moderna odontoiatria (dall’implantologia all’ortodonzia, dalla pedodonzia alla parodontologia, chirurgia, gnatologia, conservativa, endodonzia etc) garantendo la massima competenza professionale. La disponibilità di apparecchiature moderne e di ambienti specificamente organizzati (p.es. una sala operatoria) permettono di eseguire anche prestazioni che numerosi studi privati di minori dimensioni non sono in grado di offrire. Le prestazioni possono essere eseguite anche in sedazione cosciente, una modalità di anestesia utile soprattutto nei bambini e per chi ha particolare paura.
Inoltre, in caso di necessità, è possibile consultare medici specialisti di altre specialità (p.es. dermatologi, otorinolaringoiatri, radiologi, oculisti) o effettuare direttamente esami diagnostici finalizzati alle cure da effettuare (dall’ortopantomografia e la TC fino agli esami di laboratorio). La maggior parte delle prestazioni complementari all’odontoiatria possono essere eseguite al CDI. 

Sicurezza delle prestazioni eseguite

CDI garantisce un elevato livello di sicurezza per quanto riguarda sia gli aspetti igienici (prevenzione del rischio di infezione) sia i materiali che vengono utilizzati nella bocca della persona. Gli impianti endossei, i materiali usati per le otturazioni, gli intarsi e i lavori ortodontici e protesici sono tutti certificati e garantiti, poiché sono frutto di anni di uso clinico di successo. La presenza di un medico anestesista garantisce inoltre una tutela in caso di situazioni di emergenza, per quanto assai rare nella pratica odontoiatrica. tecnologia: Le apparecchiature utilizzate sono del miglior livello tecnologico e permettono tra l’altro un livello diagnostico elevatissimo. Tra le apparecchiature vi sono radiografi che utilizzano basse dosi di radiazioni e la tomografia “cone beam” che permette la massima precisione radiografica oggi disponibile.

L’organizzazione del servizio

I professionisti sanitari odontoiatri, che lavorano in team work, possono contare su assistenti di studio competenti ed empatiche che mettono a loro agio i pazienti. Inoltre sono supportati da uno staff di segreteria efficiente, orientato secondo i principi del customer service. La gestione dei preventivi e i pagamenti avvengono in modo chiaro e trasparente, ma insieme riservato e personalizzato. Un sistema di richiami permette di effettuare un follow up mirato alla prevenzione. Il servizio è convenzionato in maniera diretta con la maggior parte dei Fondi Sanitari (FASI, FASDAC, etc), garantendo una efficace gestione delle pratiche.

Facile accessibilità

Due sedi (via Saint Bon e Portello), orario di apertura di oltre dieci ore (dalle 9 alle 19,30) e disponibilità anche il sabato mattina.

Controlli di qualità dei servizi

L’attività clinica viene svolta sulla base dei principi non soltanto del Sistema Qualità ISO 9000 (che ottimizza i vari “processi”) , ma anche seguendo gli standard di eccellenza della Joint Commission International – organizzazione no profit leader mondiale della certificazione in ambito sanitario - specificamente orientata alla sicurezza del paziente nelle organizzazioni sanitarie. Il risultato delle prestazioni eseguite (basato sulle competenze professionali dei dentisti, la bontà dei materiali usati, l’accoglienza degli ambienti e del personale, e l’organizzazione tipica del CDI) non può che essere di alta caratura e la fidelizzazione dei pazienti CDI dimostra un elevato grado di soddisfazione.

Tutti i servizi di odontoiatria del CDI

 

Chirurgia orale e Implantologia

La chirurgia orale è un settore dell'odontoiatria che si occupa delle estrazioni dentarie suddividendole in:

  • avulsione di denti erotti
  • residui radicolari
  • interventi più complessi come le estrazioni di denti inclusi o semi- inclusi nelle ossa mascellari con il supporto di indagini radiografiche (ortopantomografie, tac)

Inoltre in stretta collaborazione con i colleghi ortodontici si eseguono recuperi di denti inclusi, prevalentemente canini per il completamento della dentizione. Il chirurgo odontostomatologico ha una ulteriore specializzazione nella enucleazione di tumori del cavo orale come: cisti, epulidi, odontomi e lipomi con conseguente indagine istologica.
Altro settore è la chirurgia endodontica con esecuzione di apicectomie di denti mono o pluri radicolati. Con l'ausilio della sala operatoria e assistenza anestesiologica si eseguono anche interventi su pazienti con problematiche sistemiche relative allo stato di salute o particolarmente timorosi (odontofobici e bambini). Pertanto il corretto supporto diagnostico con indagini strumentali mirate e il miglioramento delle tecniche estrattive negli anni, tranquillizzano il paziente a sopportare l'invasività della chirurgia orale.

L’implantologia (dentale) è una tecnica chirurgica che riabilita funzionalmente i pazienti affetti da edentulismo totale o parziale mediante l'utilizzo di impianti che vengono inseriti chirurgicamente nell'osso mandibolare o mascellare, permettendo successivamente la connessione di protesi fisse o mobili nel rispetto di una corretta tempistica di inserimento .
L'implantologia endossea con o senza lembo di accesso è la più diffusa ed utilizza il corpo implantare di forma cilindrica o conica, autofilettanti e con connessione interna di varia conformazione per la parte emergente (moncone). In base al protocollo chirurgico avremo quindi Implantologia sommersa e in funzione alla tempistica di utilizzo avremo un carico protesico differito, anticipato o più raramente immediato. Nella soluzione del carico differito il tempo di attesa per la protesizzazione degli impianti è di 3-4 mesi a livello mandibolare e di 5-6 mesi in mascella. Questo protocollo ( branemark) è stato modificato per accorciare i tempi di trattamento in base alla qualità dell'osso valutata dal chirurgo con l'ausilio pre-operatorio di supporto radiografico ( ortopantomografia e tac) e in fase di intervento considerando la densità ossea.
Il materiale più utilizzato per la produzione degli impianti è il titanio nelle sue leghe ad uso dentale, è un materiale biocompatibile che non comporta reazioni da parte dell' organismo. Gli impianti posizionati nel l'osso del paziente verranno inglobati con meccanismi fisiologici di rigenerazione ossea definita osteointegrazione.
La protesizzazione completa l'iter terapeutico determinando un recupero funzionale con riabilitazione masticatoria nei settori posteriori ed estetica in quelli anteriori, il paziente verrà quindi inserito nei protocolli di controllo (chirurgico-protesico) con adeguate terapie parodontali di supporto per un corretto mantenimento di igiene orale indispensabile al conseguimento del successo implantologico ormai ampiamente conclamato nella storia odontoiatrica.

Odontoiatria conservativa

L'odontoiatria conservativa è una branca dell’odontoiatria restaurativa specializzata nella cura dei denti cariati, nelle procedure per l’eliminazione della carie e in quelle relative alla chiusura delle cavità risultanti dal deterioramento dello smalto e della dentina cariata, tramite l’utilizzo di appositi materiali, strumenti e metodologie.

Le otturazioni e le ricostruzioni dentarie in composito sono restauri eseguiti direttamente dall'odontoiatra alla poltrona, volti al riempimento di una cavità o spazio creatosi allo scopo di recuperarne la funzione e la morfologia originaria.

Qualora l'estensione superficiale della cavità da restaurare risulti molto ampia, può rendersi necessario il ricorso a restauri indiretti, chiamati intarsi, cioè a restauri realizzati in laboratorio dall'odontotecnico e cementati successivamente sulla cavità preparata dall'odontoiatra. Gli intarsi hanno il fine di migliorare la forma, la resistenza nonché le caratteristiche chimico-fisiche intrinseche del manufatto stesso.

I materiali compositi con i quali sono realizzate le otturazioni sono costituiti da una parte inorganica resina chimica e da una parte inorganica, che, attivate da una lampada polimerizzante, si induriscono aderendo in modo perfetto alla dentina del dente ed allo smalto assicurando un’ottima efficacia e alti livelli di estetica.

Durante le operazioni di conservativa viene utilizzato un foglio di gomma denominato DIGA utilizzato per isolare il campo operatorio, renderlo sterile e dare migliore visibilità al medico, garantendo al paziente un lavoro preciso nonché la sicurezza dalla caduta accidentale in bocca, con conseguente ingerimento, dei materiali utilizzati dal dentista o dei precedenti vecchi restauri. La diga è uno strumento utile sia al paziente sia al medico: il suo posizionamento nel cavo orale si effettua in qualche minuto e non comporta alcun tipo di dolore al paziente.

Endodonzia

L’Endodonzia ha per oggetto i tessuti interni del dente, le patologie e i trattamenti correlati. Quando questi tessuti o i tessuti che circondano la radice dentale si ammalano o danneggiano a causa di carie o traumi, il trattamento endodontico permette di salvare il dente.
Il trattamento endodontico è un intervento odontoiatrico ambulatoriale che si rende necessario quando la polpa (il tessuto molle interno al dente) è infiammata o infetta per un danno provocato da una carie profonda, dall’esito di interventi sul dente, o da un trauma (grave e improvviso o più leggero ma ripetuto) che ha provocato frattura o scheggiatura o incrinatura profonda.
La polpa dentaria, contenuta all’interno dei denti, popolarmente nota come nervo del dente, è in realtà un tessuto altamente specializzato costituito da arterie, vene, terminazioni nervose e cellule connettivali. Nell’età dello sviluppo questo tessuto ha la funzione di formare la struttura portante calcificata del dente (dentina); nell’adulto, ad accrescimento completato, la polpa – ormai assottigliata – resta confinata nella camera pulpare e nei canali radicolari, con funzioni residuali di sensibilità al freddo e idratazione della dentina.
A perturbare lo stato di salute pulpare possono intervenire varie situazioni patologiche, la più frequente delle quali è di gran lunga la carie dentaria, ossia la decalcificazione e distruzione progressiva dei tessuti duri del dente per l’azione di microrganismi presenti nella placca batterica. Se non si interviene tempestivamente la cavità prodotta dalla carie si ingrandisce e approfondisce ed estende finché la polpa viene raggiunta dai batteri con trasformazioni irreversibili dovute all’infezione. Quando si arriva a questo stadio la cura conservativa che consente di mantenere il dente evitando l’estrazione è la terapia endodontica, o cura canalare o anche più impropriamente devitalizzazione. In generale l’Endodonzia mira a conservare i denti che hanno ricevuto un danno grave della loro struttura che ha portato all’infezione e alla necrosi della polpa, con ripercussioni acute o croniche dei tessuti circostanti, più o meno dolorose.
Il trattamento endodontico consiste nella rimozione della polpa (nervo dentale) infiammata e infetta, presente all’interno del dente e per tutta la lunghezza delle radici, e nella sua sostituzione con un’otturazione permanente in guttaperca e cemento canalare, previa adeguata detersione e sagomatura dei canali radicolari.
Il risultato è che il dente non sarà più un serbatoio infettivo e, dopo un’adeguata ricostruzione della corona, potrà continuare a svolgere le stesse funzioni di un dente integro. La percentuale di successo di una cura canalare corretta è, in condizioni normali, elevatissima. La percentuale diminuisce nei casi di ritrattamento endodontico, quando cioè è necessario ripetere la procedura per un insuccesso precedente (errori d’esecuzione, complessità anatomiche, difficoltà obiettive)
Durante il trattamento endodontico il dolore è sotto controllo grazie all’anestesia locale.
Un indolenzimento, che può essere soggettivamente più o meno fastidioso, può essere presente dopo la terapia, ma è facilmente controllabile con un comune analgesico. Raramente, in radici particolarmente infette, può svilupparsi un ascesso con dolore e gonfiore a causa del passaggio di batteri nell’osso che circonda le radici. L’insorgenza di queste complicanze non pregiudica necessariamente il successo del trattamento in corso.

Gnatologia

La gnatologia è la branca dell’odontoiatria che studia e cura i rapporti tra arcate dentali, muscoli del distretto faccia-collo ed articolazioni craniomandibolari per raggiungere e mantenere nel tempo un corretto equilibrio tra questi organi. Di conseguenza lo gnatologo è un odontoiatra che ha acquisito speciali competenze per l’identificazione e risoluzione di patologie quali:
  • Malocclusioni (alterato rapporto tra le arcate dentali)
  • Disfunzione delle articolazioni temporomandibolari e dei muscoli che ne determinano il movimento (sono le articolazioni che ci permettono di aprire e chiudere la bocca)
  • Bruxismo (serramento e digrignamento involontario dei denti, diurno e notturno)
  • Sonno rumoroso (russamento) ed apnee notturne
  • Squilibri della postura abituale (postura abituale: posizione delle strutture ossee e muscolari in cui l’individuo impiega la minore quantità di energia per il mantenimento dell’equilibrio e quindi della posizione del corpo nello spazio).

Una visita gnatologica può essere indicata in presenza di:

  • Rumori che insorgono durante i movimenti della bocca e localizzati davanti alle orecchie
  • Cefalee – mal di testa
  • Dolori alla colonna cervicale e/o ai muscoli della faccia
  • Bruxismo (che causa usura e mobilità dei denti, danni a carico di protesi ed impianti, affaticamento e sovraccarico dei muscoli e delle articolazioni temporomandibolari)
  • Difficoltà ad aprire e chiudere la bocca
  • Modifiche della postura con sintomi a carico di distretti osteo-artro-muscolari anche distanti dalla bocca
  • Russamento notturno con apnee (russare di notte vuol dire riposare male e ridurre l’apporto di ossigeno al sangue, con difficoltà di concentrazione, stanchezza e facili addormentamenti sul lavoro ed alla guida).

Dopo aver eseguito la diagnosi mediante ascolto e visita del paziente, registrazione ed analisi dell’occlusione, registrazione della postura con pedana stabilometrica-posturometrica, esami strumentali quali radiografie, TAC e Risonanza Magnetica, lo gnatologo definisce la terapia.

Le terapie che possono essere messe in atto sono:
- Placche occlusali o bite sia nei casi di bruxismo, per proteggere i denti e rilassare i muscoli, sia nei casi di malocclusione per facilitare il successivo trattamento ortodontico definitivo.
- Apparecchi di avanzamento mandibolare per uso notturno in caso di russamento e sindrome delle apnee del sonno per liberare il passaggio di aria a livello delle vie aeree.
- Fisioterapia, con esercizi ripetuti a casa dal paziente, o mediante trattamenti manipolativi effettuati da figure professionali che lavorano in stretto contatto con lo gnatologo come l’osteopata, il chiropratico, il fisioterapista, l’ortopedico, ecc.
- Norme comportamentali.
- Farmacoterapia.
- Consulti interdisciplinari con colleghi delle altre branche odontoiatriche e mediche per le rispettive aree di competenza.
In particolare per chi pratica attività sportive, sia a livello amatoriale che professionistico, il bruxismo può causare contratture muscolari e fastidi cervicali: in alcuni sport come motociclismo, automobilismo, sci e ciclismo, digrignare i denti mentre si subiscono le vibrazioni dell’impatto con il terreno provoca effetti molto negativi sul sistema denti-ossa-muscoli ma anche sulla postura con peggioramento della performance sportiva. Anche in questi casi lo gnatologo può contribuire a migliorare la situazione.

Igiene Orale e Prevenzione

Gli ultimi dati statistici relativi all’incidenza delle lesioni cariose negli adulti e nei bambini mostrano un dato allarmante: quasi il 100% degli adulti ha avuto almeno una carie nella sua vita, mentre in età scolare la percentuale oscilla tra il 60 e il 90%.
La carie è, pertanto, la malattia più diffusa al mondo.
Alla luce di questi preoccupanti dati, acquisisce importanza ancora maggiore la prevenzione, l’unica in grado di comportare una diminuzione dell’incidenza dei processi cariosi e delle problematiche parodontali.
La prevenzione si fonda sulla rimozione frequente ed efficace dei batteri dal cavo orale, al fine di evitare che la loro presenza possa trasformarsi in un danno ai tessuti duri e molli della bocca.
L’igiene orale domiciliare è quindi la chiave per proteggere la propria salute orale e la figura dell’igienista dentale serve proprio per capire come svolgere al meglio queste manovre.
Durante l’igiene orale professionale (nota anche come “ablazione del tartaro”) vengono rimossi gli accumuli batterici e vengono dati al paziente i migliori suggerimenti per favorire uno stato di salute orale.
L’igiene orale professionale è una procedura assolutamente indolore che si effettua tramite l’impiego di strumenti a ultrasuoni, manuali e farmacologici. Questo trattamento andrebbe ripetuto all’incirca ogni 6 mesi per evitare che l’accumulo batterico, rimanendo nel cavo orale, possa comportare l’insorgenza di gengiviti, parodontiti o lesioni cariose.
Poiché la flora batterica inizia a svilupparsi fin dalla nascita, i trattamenti di igiene orale non riguardano solo gli adulti, ma anche i bambini.
L’igiene orale professionale pediatrica e adolescenziale viene svolta con le stesse procedure della rimozione batterica degli adulti, ma con un’attenzione e un approccio speciale nei confronti dei piccoli pazienti.
L’igiene orale domiciliare pediatrica inizia con la gravidanza, insegnando alle future mamme come detergere correttamente i propri denti e quelli del proprio bambino.
Durante la gravidanza, infatti, sono possibili fenomeni di infiammazione gengivale e sanguinamento che possono comportare un danno significativo ai tessuti molli del cavo orale.
E’ importante non sottovalutare, infatti, l’interazione tra problematiche gengivali e sbalzi ormonali, assunzione di farmaci, reflusso gastroesofageo, malattie cardiache, diabete, fumo.

Ortodonzia e Ortognatodonzia

L'ortodonzia o, meglio, l'ortognatodonzia (dal greco ὀρϑός: diritto; γνάϑος: mascellare e ỏδούς: dente) è quella branca dell'odontoiatria che affronta lo studio della crescita cranio-facciale, lo sviluppo dei rapporti dentali ed il trattamento delle anomalie dento-facciali: si occupa specificatamente di diagnosticare, prevenire e trattare le disarmonie facciali e dentali, i disturbi di sviluppo della dentizione e di crescita dei mascellari, nonché di risolvere ulteriori parafunzioni ad esse correlate.
In particolare, interviene nella correzione delle malocclusioni, delle anomalie di crescita dello scheletro cranio-facciale e delle disfunzioni della sfera neuro-muscolare oro-facciale (muscoli della bocca e del viso), che insieme o isolatamente possono causare diverse patologie, quali:
  • difficoltà di masticazione
  • deformazioni e/o alterazioni dell'estetica del viso
  • disfunzioni dell'articolazione temporo-mandibolare
  • predisposizione alla malattia parodontale
  • predisposizione alla carie
  • difficoltà dell'eloquio

Il campo d'azione della terapia ortodontica coinvolge i tre sistemi che prendono parte allo sviluppo dentofacciale: la dentatura, lo scheletro craniofacciale e la muscolatura. Attraverso apparecchiature apposite la funzione muscolare può essere migliorata ed i denti possono essere riposizionati in modo tale da migliorare l'estetica, la funzione, l'igiene orale e l'eloquio.
La correzione delle problematiche scheletriche craniofacciali è più complessa di quanto non sia un mero spostamento dentale, tuttavia è possibile indirizzare e guidare terapeuticamente la crescita scheletrica in età pediatrica. Nel bagaglio strumentale dell'ortodontista ci sono infatti apparecchi in grado d'influire sulla crescita scheletrica di mascella e mandibola. Con il loro utilizzo si correggono o si attenuano sia le alterazioni dell'estetica facciale, sia le disfunzioni occlusali associate.
In età più tarda, quando la crescita facciale è quasi completa, si può intervenire sui denti, al fine di rendere meno evidenti, con una terapia di compromesso, le disarmonie scheletriche. In casi estremi, si rende necessario il trattamento combinato ortodontico-chirurgico.
Nel dettaglio, un'errata posizione dei denti, comunemente chiamata malocclusione, può determinare sia alterazioni funzionali dell’apparato masticatorio sia alterazioni estetiche del sorriso.
Un'errata posizione delle ossa mascellari può determinare diversi gradi di deformazione facciale, sempre associata ad alterazioni funzionali ed estetiche.
Una malocclusione è riconoscibile da alcune caratteristiche esteriori della bocca, quali, per esempio:

  • affollamento dentario o denti soprannumerarii (un numero di denti superiori alla norma, che occupano posizioni irregolari)
  • diastemi interdentali, ovvero la presenza di spazi vuoti tra dente e dente
  • prognatismo mascellare o progenismo mandibolare (condizioni in cui la mandibola risulta troppo poco o eccessivamente sviluppata rispetto al mascellare superiore)

Una malocclusione può derivare sia da fattori di tipo genetico sia da scorrette abitudini assunte spesso durante l’infanzia, che possono riguardare:

  • La deglutizione (cosiddetta infantile, che può perpetuarsi in atipica): i bambini quasi sempre deglutiscono spingendo la lingua verso la parte posteriore degli incisivi superiori: laddove questo schema di deglutizione, infantile appunto, non si modifichi con la normale evoluzione del sistema neuro-muscolare, la spinta linguale può contribuire all'instaurarsi di morso aperto dentale e inclinazione errata degli incisivi superiori stessi.
  • La respirazione (orale)
  • La suzione: succhiare il dito può concorrere alla protrusione (spinta in avanti) degli incisivi superiori e ad una alterazione scheletrica della pre-maxilla, con insorgenza di morso aperto anteriore.

Attraverso il check-up ortodontico si raccolgono tutte le informazioni necessarie a formulare una diagnosi e ad impostare un piano di trattamento. Il check-up prevede esami clinici e strumentali, come radiografie e fotografie, spesso con l’ausilio di tecnologie computerizzate.
I dati raccolti consentono all’ortodontista di stabilire come risolvere la malocclusione, quando iniziare la cura e quale sarà la durata approssimativa e l’onere finanziario corrispondente
Dopo la prima visita del paziente, che comporta un esame clinico obiettivo (tipologia corporea, tono muscolare generale, tipo di respirazione, fonazione, postura della lingua, della testa e del collo, igiene orale) e che permette di inquadrare la malocclusione, si può procedere al check-up ortodontico vero e proprio. Questo prevede, in genere, richiesta di radiografie, quali ortopanoramica e teleradiografia latero-laterale del cranio; fotografie del viso del paziente e fotografie intra-orali; rilievo delle impronte dentali e realizzazione dei modelli in gesso, che forniscono l’immagine precisa della situazione e permettono di eseguire misurazioni esatte dei denti e delle arcate dentarie, al fine di stabilire con esattezza l’entità della malocclusione osservata in bocca. I modelli serviranno poi, nel corso del trattamento ortodontico, a controllarne le varie tappe e, a terapia ultimata, a definire il risultato ottenuto.
Nei casi più complessi è, inoltre, fondamentale la collaborazione tra diversi specialisti (ortodonzista, protesista, parodontologo, chirurgo orale) per migliorare la funzione masticatoria, la salute dei denti e delle gengive: questo tipo di approccio viene definito di pianificazione Interdisciplinare.

Ortodonzia fissa

Lo scopo del trattamento ortodontico con apparecchiature fisse è di garantire che tutti i denti occludano cioè ingranino correttamente tra loro e che siano in armonia con il viso e con le articolazioni. Con il trattamento ortodontico è possibile muovere i denti e modificare l’aspetto del proprio sorriso ad ogni età, qualora i tessuti di sostegno siano in buono stato. La valutazione di problemi occlusali negli adolescenti è consigliabile quando quasi tutti i denti permanenti sono spuntati e sta per iniziare lo sviluppo fisico. È importante eseguire questa valutazione in presenza di malocclusioni, ovvero ingranaggio scorretto, dento-scheletriche, disallineamento, affollamento, spazi e ritardo nello sviluppo dei denti permanenti, può essere necessario a volte anche qualche estrazione. Gli apparecchi fissi sono generalmente costituiti da bande, anellini metallici che abbracciano il dente e vengono ad esso cementati, ed attacchi (brackets) che vengono incollati direttamente sulla superficie vestibolare (cioè verso le labbra o le guance) o su quella linguale dei denti mediante resine adesive. Quest’ultimi possono essere metallici o estetici, confortevoli e di ultima generazione.
Le bande e gli attacchi di per sé non sono in grado di esercitare alcun movimento dentale, ma consentono l'applicazione degli archi, ovvero fili metallici che sono il vero motore del trattamento e vengono scelti e modellati di volta in volta dall'ortodontista. Gli archi generano forze ortodontiche idonee a provocare il movimento dei denti.
In alcune fasi della terapia si potrà rendere necessario l'utilizzo di mezzi ausiliari, come ad esempio gli elastici intraorali da agganciare in precisi punti dell'apparecchio fisso, la trazione extraorale, cioè il cosiddetto "baffo", la maschera di protrazione ecc..
Le terapie ortodontiche su tutti i denti permanenti hanno una durata variabile in funzione della gravità della malocclusione. Nella maggior parte dei casi la durata media di una terapia va dai 18 ai 24 mesi, mentre i casi più complessi possono richiedere fino a 36 mesi di cura.
Sempre più adulti richiedono un intervento ortodontico per migliorare il loro sorriso in preparazione dello spazio per l’esecuzione di un impianto o di una protesi, per risolvere affollamenti tardivi dei denti anteriori per problemi gengivali o per problemi scheletrici, in collaborazione con il chirurgo maxillo-facciale. All’inizio della terapia il paziente viene istruito sulle metodiche corrette per la pulizia dei denti in presenza dell’apparecchio: spazzolino, scovolino, coluttorio e filo interdentale per evitare il ristagno di cibo e placca con conseguente comparsa di macchie sullo smalto o infiammazione gengivale. Va ridotta l'assunzione di cibi duri e appiccicosi, bevande troppo dolci, non bisogna addentare il cibo, mangiarsi le unghie e pellicine, succhiare il pollice, respirare con la bocca, mordere le labbra e spingere la lingua contro i denti.
Un trattamento ortodontico ben fatto è sempre seguito da un periodo di contenzione, con l'obiettivo di favorire la stabilità a lungo termine della correzione. Tuttavia possono esserci, nel tempo, una volta interrotta la contenzione fissa o mobile anche in assenza dei denti del giudizio, recidive del trattamento. Spesso tali recidive sono di lieve entità, e comunque non influiscono sul risultato estetico-funzionale del trattamento. Qualche volta, invece, possono essere tali da richiedere piccoli interventi di riallineamento o di ottimizzazione occlusale.
I giorni successivi all'applicazione dell'apparecchio o alla sua attivazione il paziente può avvertire qualche fastidio. Si tratta di piccole irritazioni della mucosa che va a sfregare contro le parti sporgenti dell'apparecchio e di sensibilità dei denti. Consigliamo all’occorrenza l’assunzione di antidolorifici e l’utilizzo di cera per proteggere la parte dolente. Nel giro di pochi giorni tali fastidi andranno ad attenuarsi fino a scomparire.

Ortodonzia intercettiva

Quando si parla di ortodonzia non tutti sanno che, in realtà, è una branca dell’odontoiatria che permette al complesso dente-muscolo-ossa di vivere in equilibrio. L’allineamento, ottenuto attraverso l’ortodonzia, mira a ristabilire una funzione e a seguire un’estetica corretta.
Da qui l’importanza di “ allineare “ i denti nei bambini anche molto piccoli ( 5-6 anni) mediante un tipo di ortodonzia intercettiva, che mira cioè, ad intercettare la malocclusione dentale prima che diventi conclamata. I bambini, che non hanno ancora cambiato tutti i denti sono infatti i migliori pazienti poiché hanno un potenziale di crescita elevato e dunque rispondono in modo eccellente alla correzione ortodontica.
L’apparecchio in ortodonzia intercettiva ha molteplici vantaggi:
  • permette alle ossa mascellari di espandersi e svilupparsi in modo adeguato
  • garantisce che le ossa si possano coordinare tra loro
  • corregge abitudini viziate, permettendo al bambino di respirare meglio e deglutire correttamente
  • elimina parafunzioni come il bruxismo
  • facilita il corretto posizionamento dei futuri denti in arcata
Diminuisce o esclude la possibilità di dover ricorrere all’apparecchio fisso in età adulta
Nella fase I dell’ortodonzia, quella intercettiva, i presidi utilizzati dagli ortodontisti possono essere sia fissi che rimovibili, ma entrambi svolgono una vera e propria azione ortopedica e funzionale, facendo da trainer per i denti dei piccoli pazienti. Un’ortodonzia precoce come quella intercettiva potrebbe essere quindi equiparata ad un trattamento di rieducazione oltre che di prevenzione poiché riduce sensibilmente i tempi e le difficoltà di un trattamento ortodontico fisso complesso evitando spesso il ricorso ad estrazioni di elementi dentali e rende più stabile nel tempo i risultati ottenuti.
L’ortodonzia intercettiva sfrutta il potenziale di crescita dei pazienti e si pone come una chance fornita ai bambini per risolvere le disfunzioni e dunque le occlusioni dentali.

Ortodonzia invisibile

Esiste la possibilità di fornire una valida alternativa all’uso di apparecchi fissi con attacchi e bande per riallineare i denti e ottenere un sorriso sano e unico. INVISALIGN rappresenta da anni la possibilità di migliorare il proprio sorriso attraverso l’uso di un set di allineatori praticamente trasparenti e rimovibili che garantiscono il comfort di mangiare e garantire un’accurata igiene essendo, appunto, rimovibili, oltre che continuare il proprio stile di vita senza che nessuno se ne accorga essendo, appunto, trasparenti.
Ciascun allineatore ha la funzione di spostare i denti di un quarto di millimetro e deve essere indossato per circa due settimane, per circa 20 o 22 ore al giorno, al termine delle quali, si può passare all’allineatore successivo.
La tecnologia con la quale vengono realizzati gli allineatori si basa su un programma di imaging tridimensionale che permette al medico certificato di pianificare l’intero trattamento e rendere i movimenti esprimibili clinicamente nel modo più preciso possibile. La precisione di un software 3D permette che i tempi di trattamento possano essere quasi più veloci rispetto ad una tradizionale terapia con attacchi e bande di acciaio.
INVISALIGN è customizzato, ossia personalizzato sulla forma dei denti del paziente e aderisce come un guanto facile da inserire e da rimuovere. Il materiale con cui è realizzato è un polimero assolutamente anallergico e dunque tutti possono indossarlo, anche gli adolescenti che stiano completando la permuta dentale grazie all’ ideazione di un programma di previsione della futura posizione dentale del teen ager.
Estremamente igienico, si consiglia di lavare i denti subito dopo i pasti e di reinserirlo dopo averlo sciacquato.
Contrariamente alla terapia fissa le urgenze sono quasi inesistenti così come rara è la comparsa delle fastidiose afte da sfregamento di un corpo estraneo sui tessuti molli della bocca. Come per una terapia ortodontica tradizionale, per il proseguo della terapia stessa sono necessari controlli periodici presso lo studio dentistico, in media una volta al mese, per monitorare il corretto uso degli allineatori e per consegnare gli allineatori successivi.
INVISALIGN è facile, confortevole, rimovibile e trasparente e adatto alla maggior parte dei pazienti adulti e teen ager.
Nel regno della “Ortodonzia Invisibile” una valida alternativa è costituita dalla Ortodonzia Linguale, un mezzo che garantisce estetica per tutta la durata della terapia ortodontica.
Si tratta di attacchi e cannule fissati sulla superficie linguale dei denti mediante una mascherina di trasferimento realizzata in laboratorio. Negli ultimi decenni, le tecniche digitali hanno permesso di realizzare attacchi customizzati, personalizzati, cioè, sulla precisa forma del singolo dente. E’ sufficiente , infatti, prendere una impronte di precisione per la loro realizzazione. Lo spostamento dei denti si concretizza con archi accuratamente modellati e fissati agli attacchi dall’ortodontista. La precisa sequenza degli archi permette, nel tempo, il raggiungimento dell’obiettivo iniziale del paziente: ottenere un sorriso armonico e funzionale nel modo più estetico possibile.
Poiché l’apparecchio è a diretto contatto con la lingua, la richiesta al paziente è quella di mantenere una accurata igiene domiciliare oltre che lo zelo di presentarsi ai controlli programmati di igiene e dall’ortodontista.

Parodontologia

La parodontologia è lo studio dell'apparato che sostiene il dente ovvero il parododonto composto dalla gengiva, dal cemento radicolare, dal legamento parodontale e dall'osso alveolare.
Con il termine di malattia parodontale si definisce un gruppo di affezioni infiammatorie che colpiscono questi tessuti di supporto del dente.
I quadri patologici fondamentalmente sono la gengivite e la parodontite.
La gengivite è caratterizzata da una localizzazione dell'infiammazione intorno a uno o più denti con alterazioni del colore,della forma,della consistenza; compare sanguinamento spontaneo o provocato es dallo spazzolamento; spesso è presente dolore.
Nella gengivite rimanendo l'infiammazione localizzata superficialmente, non si manifesta perdita del supporto parodontale.
La parodontite ha una eziologia multifattoriale: genetica, specifici patogeni parodontali, fattori aggravanti (es fumo di sigaretta).
Nella parodontite si assiste a una diffusione apicale dei batteri costituenti la placca con progressiva distruzione sia delle strutture connettivali di sostegno che dell'osso alveolare fino alla potenziale perdita dell'elemento dentario.
E' scopo primario della parodontologia prevenire queste patologie e diagnosticarle tempestivamente se già insorte
La terapia consiste nell'eliminare l'infezione e arrestare o "rallentare" la progressione della malattia eliminando inoltre eventuali fattori favorenti.
La prevenzione secondaria tramite sedute di igiene orale periodiche può favorire questo consentendo anche un corretto monitoraggio dello stato di salute orale.
Per quanto riguarda prevenzione e gengivite vedere voce specifica.
Una volta intercettata la parodontite i protocolli terapeutici prevedono sostanzialmente:
  • levigatura radicolare con o senza terapia antibiotica
  • terapie chirurgiche rigenerative quando possibile
  • terapie chirurgiche resettive
E' fondamentale che venga fornita una adeguata informazione al paziente perchè senza una adeguata igiene domiciliare non si possono ottenere risultati terapeutici validi. Sono altresì necessari come già detto protocolli di mantenimento rigorosi nel tempo visto la possibilità di recidive della malattia parodontale.

Pedodonzia

Si definisce pedodonzia l'odontoiatria pediatrica, sempre più frequentemente questa definizione viene sostituita con il termine di odontoiatria materno infantile; si mira infatti a prendere in carico sempre più precocemente il piccolo paziente con il duplice obiettivo di desensibilizzarlo il prima possibile all'ambiente dello studio odontoiatrico e, d'altra parte, ad educarlo ad una corretta alimentazione ed igiene orale già dalla primissima infanzia per prevenire gravi patologie che possono incorrere già nei primi anni di vita. Quando queste patologie insorgono devono essere affrontate con un approccio clinico completamente diverso rispetto all'odontoiatria tradizionale.
L'approccio sia psicologico che clinico ai problemi del cavo orale di un bambino devono essere affrontati quindi da uno specialista che conosca a fondo sia le dinamiche comportamentali dell'età evolutiva che le complicanze cliniche che possono insorgere nella cura dei denti decidui ( da latte) a seconda dell'età del bambino.
L'odontoiatra pediatrico si avvale di metodiche di approccio appositamente studiate a ridurre al minimo l'ansia del piccolo paziente, per questo il linguaggio sia verbale che non, i movimenti nel prendere gli strumenti, ogni azione sono volti, da un lato a spiegare, dall'altro a tranquillizzare il piccolo che deve sapere cosa gli viene fatto (spesso è quello che non si conosce che spaventa), ma deve anche essere rassicurato sul fatto che non sentirà male.
Per i pazienti in età prescolare e per pazienti particolarmente ansiosi ad un corretto approccio di tipo psicologico può essere associata la sedazione cosciente con protossido di azoto e ossigeno. Questa metodica di sedazione non invasiva consente di sedare in ambulatorio piccoli pazienti senza rischi o effetti collaterali riducendo al minimo il disagio delle cure odontoiatriche.
Spesso abitudini alimentari sbagliate della prima infanzia rendono necessarie cure già in bambini di tre o quattro anni,il corretto approccio, associato all'uso della sedazione cosciente rendono quasi sempre possibili le cure.
Scopo primario della pedodonzia deve comunque essere sempre principalmente la prevenzione.
Una delle più semplici e diffuse metodiche di prevenzione della carie, consigliata dalle linee guida per la prevenzione della carie in età evolutiva stipulate dall'organizzazione mondiale della sanità è la sigillatura dei solchi dei primi molari permanenti.
A sei anni, dietro i venti denti da latte, erompe il primo dente molare permanente, spesso i genitori non se ne accorgono perché non vedono cadere alcun dentino; con la sigillatura dei solchi una tecnica semplice e non invasiva, è possibile proteggere questo dente così importante dal rischio di carie.
Altra funzione della pedodonzia è quella di intercettare eventuali malocclusioni e sottoporle all'attenzione dell'ortognatodontista, le due discipline si interfacciano costantemente.

Protesi fissa

La perdita, anche di un solo dente, comporta modificazioni a carico di tutto l’apparato masticatorio. Quando mancano uno o più denti è sempre indicata la loro sostituzione al fine poter masticare in maniera corretta.
Ripristinare i denti mancanti è importante non solo per sorridere ma anche per parlare con disinvoltura in quanto i denti contribuiscono alla formazione dei suoni , per dare sostegno alle labbra e alle guance al fine di mantenere un aspetto armonico del viso e per preservare la buona salute delle articolazioni della mandibola in quanto la masticazione sbilanciata comporta condizioni di stress ai muscoli masticatori.
Tale riabilitazione può essere fatta in alcuni casi con protesi fisse. Quando parliamo di protesi fissa in odontoiatria intendiamo una riabilitazione protesica non rimovibile dal paziente.
Questa si può rendere necessaria quando l’elemento dentario , distrutto da un precedente processo carioso ,viene devitalizzato e perciò indebolito nella sua struttura; in questo caso la protesi funge da rinforzo , oppure quando la perdita di uno o più denti richiede il ripristino di questi attraverso un ponte i cui pilastri sono gli elementi dentari vicini.
La struttura protesica deve essere sostenuta da un numero sufficiente di elementi dentari pilastro.
Quando ciò non è possibile si può ricorrere all’implantologia, procedura oggi peraltro di prima scelta nella sostituzione di denti mancanti, tutte le volte che residui osso sufficiente ad alloggiare un impianto.
Questa scelta è dettata dal fatto che la protesi fissa su denti naturali comporti il rimpicciolimento degli elementi dentali al fine di adattare su questi delle corone o capsule .
La capsula (corona) ricopre la parte del dente visibile in bocca con lo scopo di rinforzare l’elemento dentale che indebolito dalla carie e devitalizzato necessita di sostegno, serve da pilastro per la sostituzione di denti mancanti come un ponte che tiene in sospeso almeno tra due denti vicini l’elemento mancante, oppure ricopre elementi dentari che hanno perso la loro forma ed estetica perché danneggiati.
Le corone protesiche sono anche la parte funzionale ed estetica di un impianto ,in quanto ripristinano l’elemento mancante venendo alloggiate sopra al moncone protesico ancorato all’impianto dentale stesso.
Esistono vari tipi di materiale per realizzare queste corone, la scelta viene effettuata dall’odontoiatra in base al caso specifico prendendo in considerazione l’estetica ,la funzionalità, la posizione del dente da riabilitare, la posizione della gengiva,ecc.
Le più usate sono le capsule metallo-ceramica,costituite da un rivestimento metallico, che conferisce resistenza al manufatto protesico sul quale viene stratificata della ceramica del colore simile ai denti vicini. Questo tipo di soluzione in genere ha un buon effetto estetico e funzionale. Esistono altri tipi di materiali per tale scopo: vanno dalle resine, in genere usate per i provvisori, all’oro, di cui si predilige la resistenza, alle così dette corone metal-free indicate soprattutto per i denti ad alta valenza estetica in genere dei settori anteriori.

Protesi mobile

Le protesi mobili hanno il compito di ristabilire la funzione masticatoria nei soggetti che hanno perso in parte o tutti gli elementi dentali (edentulìa) di una o entrambe le arcate. Sono dette mobili, o meglio rimovibili, dal momento che il paziente può facilmente rimuoverle dal cavo orale in qualunque momento. Si distinguono in due tipologie:
Protesi mobile parziale
Sostituisce solo alcuni degli elementi dentali andati perduti e si àncora ai denti residui (denti pilastro) tramite ganci o attacchi di precisione. La protesi può avere una struttura di sostegno in resina acrilica oppure metallica, venendo definita in questo secondo caso scheletrato: i ganci possono essere anch’essi metallici oppure, per motivi estetici, in resina acetalica o in nylon termoplastico. Quest’ultimo è un materiale di recente utilizzo che permette di realizzare protesi parziali e/o totali con caratteristiche di biocompatibilità, flessibilità ed ottima estetica.
• Protesi mobile totale
Genericamente definita dentiera, è costituita da una base in resina acrilica sulla quale sono montati tutti i denti di una arcata. La sua stabilità è data dalla conformazione e quantità di cresta ossea residua: maggiore è la cresta, migliore è la stabilità. Nei casi di scarsa aderenza alle gengive edèntule è possibile ricorrere alla chirurgia implantare con l’inserimento di due o più impianti nell’osso con funzione di ancoraggio e/o rigenerazione dell’osso, se troppo scarso. Qualora invece residuino delle radici dentarie in buone condizioni è possibile eseguire l’overdenture, laddove le radici supportino degli attacchi che àncorino le protesi alla cresta ossea. La protesi totale nella parte superiore copre tutto il palato duro mentre in quella inferiore ha una forma a ferro di cavallo: proprio per la sua conformazione, generalmente, la protesi totale superiore è più stabile di quella inferiore e questo spiega perché i pazienti ricorrano alla chirurgia implantare soprattutto per stabilizzare le protesi totali inferiori. Nel tempo qualunque protesi riduce la sua stabilità poiché la cresta ossea tende inesorabilmente a retrarsi: può essere necessario quindi eseguire la ribasatura, ovvero l’aggiunta di resina alla base della protesi per riadattarla alle nuove esigenze. La protesi totale può essere “immediata” quando viene applicata subito dopo aver eseguito le estrazioni degli elementi dentali e ciò permette di ovviare fin da subito al disagio estetico, fonetico e funzionale del paziente.
Tutte le protesi mobili sono realizzate dal laboratorio odontotecnico, previo sviluppo delle impronte delle arcate dentarie prese dall’odontoiatra nella bocca del paziente. Anche le protesi mobili si usurano nel tempo, per questo dopo un periodo variabile da paziente a paziente devono essere sostituite.
Pertanto, per applicare con successo e conservare in buono stato le protesi mobili è necessario che il paziente si sottoponga a regolari controlli presso l’odontoiatra
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Rigenerazione ossea

Il posizionamento di impianti osteointegrati oggi è maggiormente guidato dalle esigenze protesiche (funzionali ed estetiche), piuttosto che dalla quantità e morfologia dell’osso.
L’inserimento di un impianto protesicamente guidato consente quindi di ottenere un soddisfacente profilo del restauro definitivo, di rispettare una corretta ampiezza biologica e di ottenere assialità tra impianto e corona.
Per poter posizionare impianti dentali nelle regioni posteriori atrofiche della mandibola sono state proposte molteplici tecniche: trasposizione del nervo alveolare inferiore, innesti a blocco di osso autologo o omologo, osteodistrazione, tecnica a sandwich e la tecnica di GBR. L’evoluzione della tecnica, dei materiali, dei sistemi barriera e non ultima di un’ottimale gestione dei lembi, hanno permesso ad oggi di far della GBR (guide bone rigeneration) una delle tecniche rigenerative più predicibili e a bassa morbilità. Ciò ha consentito di estendere le indicazioni all’uso degli impianti dentali osteointegrati, anche in pazienti con condizioni ossee sfavorevoli.
Il principio di base della rigenerazione ossea guidata (GBR) prevede il posizionamento di barriere meccaniche definite membrane per proteggere i coaguli di sangue e per isolare il difetto osseo dal connettivo circostante fornendo così lo spazio per la formazione di nuovo tessuto osseo.
La maturazione del coagulo richiede diversi mesi, durante i quali nulla deve disturbare i processi biologici; in questo modo si ha assoluta predicibilità del risultato.
La riabilitazione orale di pazienti parzialmente o totalmente edentuli con l’utilizzo di impianti endossei è divenuta ormai una metodica molto diffusa e capace di garantire risultati predicibili e affidabili e a lungo termine. La rigenerazione ossea guidata (GBR) è una tecnica chirurgica che prevede l’utilizzo di membrane riassorbibili e non in associazione o meno a materiali di riempimento, al fine di ricreare un’adeguata rigenerazione del tessuto osseo mancante per poter poi inserire impianti endossei non solo in un adeguato volume osseo che circondi completamente tutta la superficie implantare, ma anche in una posizione ottimale per la successiva riabilitazione protesica. Ad oggi sono disponibili diverse tipologie di membrane con caratteristiche diverse tra loro , e si distinguono in : membrane riassorbibili e non riassorbibili.
Esiste tuttavia una notevole discordanza su quali membrane siano le più indicate, non riassorbibili o riassorbibili, nonché sulle indicazioni all’utilizzo o meno di materiali da innesto quali l’osso autologo, eterologo o materiali alloplastici quali per esempio le idrossiapatiti (HA), il tri-calcio-fosfato (TCP), i biovetri, usati singolarmente o anche miscelati tra loro.
Le membrane riassorbibili sono caratterizzate dal fatto che durante le fasi di rigenerazione ossea vanno incontro a un processo di riassorbimento per idrolisi e i prodotti di degranulazione, che sono assorbiti dai tessuti circostanti, vengono infine trasformati in acqua e anidride carbonica. Tale processo dovrebbe ovviamente e idealmente avvenire con un ritmo tale da consentire un’adeguata rigenerazione ossea. Il loro utilizzo è indicato nei difetti ossei minori quali deiscenze e fenestrazioni,e si degradano in un tempo che può andare dai 2 ai 6 mesi, evitando un secondo intervento volto alla loro rimozione, Le membrane riassorbibili possono essere suddivise in gruppi in base al materiale di cui sono costituite: Membrane in collagene, membrane in esteri di acido polilattico ed esteri dell’acido citrico , membrane in PLA/PGA e membrane PEG.
Le membrane non riassorbibili vengono impiegate in particolare nei difetti ossei verticali o orizzontali di creste o in quei casi in cui l’anatomia del difetto determinerebbe il collasso di un materiale non rinforzato all’interno del difetto osseo. Al fine di garantire la completa rigenerazione, che necessita di 9-12 mesi, tali membrane devono essere opportunamente fissate con mini viti da osteosintesi o con chiodini in titanio per evitare che il movimento possa far penetrare cellule dei tessuti molli o non favorire la neoformazione di nuovi vasi capillari.
Inoltre se associate a sostituti ossei possono migliorare l’effetto ricostruttivo dal momento che le potenzialità rigenerative vengono sommate a quelle osteoconduttive e osteoinduttive. Queste membrane possono determinare incrementi verticali e orizzontali nell’ordine dei 3-5mm, qualora vengano maneggiate accortamente nella fase chirurgica ed in assenza di esposizioni che ne richiederebbero la rimozione anticipata. Le membrane non riassorbibili si suddividono in: membrane in e-PTFE , membrane rinforzate in titanio, mesh in titanio. Nel trattamento dei difetti ossei con membrane e materiali da innesto si può andare incontro a due eventi fisiologici distinti: se il materiale è riassorbibile l’organismo sostituirà il materiale esogeno per reintegrare tale spazio con osso neoformato. Se invece il materiale non è riassorbibile, come nel caso della idrossiapatite, l’organismo instaura un processo di incapsulamento non flogistico nel tessuto fibroso, costruendo tutto intorno osso di neoformazione.
La corretta pianificazione ed il posizionamento implantare, sono prerogative imprescindibili per avere successo estetico e funzionale. Altrettanto importante è focalizzarsi sugli step che compongono la procedura della rigenerazione ossea, quali: il disegno del lembo chirurgico, la gestione del lembo per garantire una adeguata copertura della nuova anatomia disegnata , la rigenerazione ossea , la realizzazione della sutura. Quest’ultimo è uno dei momenti in cui si va a determinare l’assetto dei tessuti molli che dovrà mantenersi dal post-operatorio fino alla guarigione completa. Quando il chirurgo o l’odontoiatra si trovano di fronte a situazioni cliniche di atrofie ossee in aree estetiche sono dunque chiamati alla difficile sfida della rigenerazione gestione dei tessuti molli che ne controlla il risultato.

 

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Responsabile del servizio

Prof. Andrea Casasco