PET

Come in Medicina Nucleare tradizionale, il proposito fondamentale della PET è la visualizzazione di alterazioni della funzione di un organo piuttosto che della sua struttura anatomica. I recenti progressi tecnologici hanno dato un forte impulso alle applicazioni cliniche della PET in cardiologia, in neurologia, in psichiatria, ma, soprattutto, in oncologia (diagnosi e follow up delle neoplasie, monitoraggio della terapia, valutazione prognostica).

In campo cardiologico la PET è considerata tecnica di riferimento nell’individuazione di zone di miocardio ancora vitali dopo un infarto. Studiando il metabolismo del glucosio nel miocardio è possibile capire se una zona infartuata potrà giovarsi o meno di un intervento di rivascolarizzazione (by pass o angioplastica). In neurologia e psichiatria clinica possono essere diagnosticate e caratterizzate soprattutto malattie degenerative come le demenze, studiare il morbo di Parkinson, individuare la sede dei foci epilettici o valutare gli effetti della terapia in malati schizofrenici. Più dell’80% degli esami PET riguarda oggi lo studio dei tumori.

La modalità di ibridazione delle immagini, insieme con lo sviluppo dei software di “fusione” e di apparecchiature adeguate, consente inoltre di ottenere indagini che recano insieme le informazioni della PET e dalle TAC, la cosiddetta TAC-PET, dove è possibile cogliere contemporaneamente l’aspetto funzionale, cioè l’area di alterata utilizzazione del glucosio somministrato, e l’aspetto morfologico, cioè il dettaglio della struttura anatomica dove l’alterazione risiede.

Responsabile del servizio

Dott. Sergio Papa