PET

La Tomografia ad Emissione di Positroni (PET) è una metodica di imaging che fornisce informazioni sull’attività metabolica e funzionale dei distretti corporei esaminati associata allo stato di malattia. Il radiofarmaco ancor oggi più usato è il Fluoro-Desossi- Glucosio, un analogo strutturale del glucosio, marcato con 18-Fluoro (18F-FDG) che, una volta iniettato, si accumula nelle cellule che utilizzano il glucosio come fonte primaria di energia. Viene infatti captato dai tumori con elevato turnover del glucosio, attraversa la barriera emato-encefalica e si fissa nel miocardio.
Le applicazioni cliniche principali della PET riguardano pertanto l’oncologia (diagnosi e follow up delle neoplasie, valutazione della risposta alla terapia), la neurologia (diagnosi delle malattie neurodegenerative e dei disturbi del movimento) e la cardiologia (individuazione di vitalità miocardica per interventi di rivascolarizzazione). Lo sviluppo tecnologico ha portato alla costruzione di apparecchiature ibride, PET/TC, che permettono indagini funzionali associate alle immagini di localizzazione anatomica, non diagnostiche.

La PET in ambito ortopedico

 

La diagnosi differenziale fra la mobilizzazione asettica o settica di protesi articolari, spesso tardiva, riveste particolare rilevanza clinica e terapeutica e la PET consente l’accurata valutazione di un eventuale coinvolgimento flogistico-settico dei tessuti molli periprotesici e della sua estensione.

Se nelle osteomieliti acute l’indagine fornisce importanti informazioni sul coinvolgimento precoce del tessuto osseo, esprime però la maggior accuratezza nella diagnosi di osteomieliti croniche, soprattutto nei casi di malattia accertata pregressa in cui si sospetti una recidiva, nella diagnosi precoce delle osteomieliti vertebrali, nel monitoraggio della terapia. Infine, la metodica PET sta assumendo un ruolo in chirurgia ortopedica ricostruttiva.
La perdita di sostanza ossea post-traumatica e le complicanze settiche, temibili per la estesa distruzione del tessuto osseo e per le recidive, sono eventi frequenti in seguito agli interventi di osteosintesi e di impianto di protesi e megaprotesi articolari.
Il riconoscimento di processo infettivo a carico dell’osso o dei tessuti molli e della presenza o meno di tessuto osseo non vitale consente trattamenti chirurgici con iter terapeutico in 2 tempi, che prevedono dapprima la rimozione di tutti i dispositivi impiantati tra cui sistemi di osteosintesi ed elementi protesici, resezione del tessuto osseo infetto e necrotico, bonifica dei tessuti molli ed impianto di spaziatori; nel secondo tempo, dopo conferma mediante nuovo esame PET, si procede alla ricostruzione, quando possibile, mediante impiego della medicina rigenerativa (innesti ossei, cellule mesenchimali, fattori di crescita) oppure nei pazienti più complessi e a rischio o nei quali la perdita di sostanza ossea è estesa, mediante l’impianto di speciali protesi da grandi resezioni o megaprotesi.

Responsabile del servizio

Dott. Sergio Papa