Ecocardiografia da Stress

La diagnosi non invasiva di patologia ostruttiva delle arterie coronarie, e la conseguente stratificazione del rischio di eventi acuti ad essa connesso, è tradizionalmente basata sulla ricerca di ischemia miocardica inducibile mediante i cosiddetti “tests provocativi”. Presupposto fondamentale di tale prassi è quello di valutare la “riserva coronarica”, ossia la capacità del circolo coronarico di adeguare il flusso ematico, e quindi la disponibilità di ossigeno, ad un aumento di richiesta. Tale riserva rimane sostanzialmente preservata anche in presenza di ostruzioni che interessino fino circa il 50% del lume del vaso tributario di un dato territorio di muscolo cardiaco. Per ostruzioni di grado maggiore, comprese fra il 50% ed il 70%, la riserva coronarica decresce progressivamente; per ostruzioni di grado ancora maggiore (oltre il 70%), il decremento diviene brusco e la capacità di adeguamento del circolo coronarico ne risulta criticamente compromessa.

I tests provocativi consistono, dunque, nel produrre un progressivo incremento della richiesta di ossigeno nel circolo coronarico attraverso un aumento di lavoro del muscolo cardiaco. Ciò è generalmente ottenuto mediante “stressors” rappresentati prevalentemente dall’ esercizio fisico o, quale alternativa, da agenti farmacologici o, più raramente, da stimolo mentale o stimolazione diretta del cuore attraverso elettrocatetere.

In presenza di una ostruzione critica di un vaso coronarico, l’ischemia - ovvero la discrepanza fra richiesta e disponibilità di ossigeno generata da un dato stressor - innesca una cascata di eventi fisiopatologici potenzialmente rilevabili con metodiche diagnostiche di diversa complessità. In considerazione della semplicità, del basso costo e della generale disponibilità della strumentazione, l’elettrocardiografia da sforzo continua a rappresentare da oltre 50 anni la metodica di riferimento. Cionondimeno, il suo impiego è gravato da limitazioni non trascurabili, e talora condizionanti: le tecniche di cardio-imaging, basate sull’impiego delle moderne metodiche di diagnostica per immagini fra cui, in primo luogo, l’ecocardiografia e la scintigrafia miocardica, sono andate progressivamente affermandosi nelle ultime decadi come fondamentali presidi di secondo livello in caso di non praticabilità (disabilità muscolari, ortopediche o neurologiche) o ambiguità di risposta (soggetti ipertesi con ipertrofia ventricolare, portatori di pacemaker o blocco di branca sinistro, terapia digitalica, ecc.) dell’ECG da sforzo.

Responsabile del servizio

Dott. Riccardo Bigi