ECG Event Recorder

Introdotto dal fisico americano Norman B. Holter all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, il monitoraggio dinamico dell’ECG ha rappresentato per decenni il cardine della diagnosi ambulatoriale dei disturbi transitori del ritmo cardiaco. Tuttavia, a causa della sua limitata durata (in genere 24‐48 ore), questa metodica si è dimostrata di ausilio limitato nella diagnosi degli eventi aritmici ad espressione temporale infrequente o occasionale che si accompagnano ad una percezione soggettiva variabile dal semplice cardiopalmo fino alla perdita di coscienza. Questi eventi, perciò, rappresentano un problema diagnostico importante e spesso di difficile soluzione nella pratica cardiologica.

Di recente, nuovi sistemi di monitoraggio ECG si sono aggiunti all’armamentario diagnostico dei laboratori di elettrocardiografia dinamica non invasiva.

In base alle caratteristiche tecniche e alle modalità di impiego, essi possono essere distinti in 2 gruppi fondamentali:

Event Recorder esterni. Si tratta di apparecchietti di dimensioni contenute (all’incirca quelle di un telefono cellulare) che, posizionati direttamente sul torace ed attivati in caso di sintomi specifici, registrano una traccia ECG di breve durata (pochi secondi).
Vantaggi:

  • estrema portatilità,
  • assenza di “fissaggio” sul paziente,
  • durata di utilizzo teoricamente illimitata.

Svantaggi:

  • necessità di attivazione manuale da parte del paziente (potenzialmente difficile o impraticabile in particolari situazioni, ad es. soggetti non autosufficienti o in caso di perdita di coscienza),
  • frequente incapacità di documentazione dell’intero episodio aritmico, in particolare se di durata molto breve.

Loop Recorder esterni. Si tratta di registratori, non invasivi da fissare al torace del paziente analogamente ai comuni registratori Holter dotati di alta capacità di memoria e perciò di maggiore autonomia temporale (fino a 1 mese circa).
Vantaggi:

  • ampia finestra temporale con capacità di registrare un maggior numero di episodi aritmici;
  • funzione di auto-trigger (attivazione automatica in caso di aritmie predefinite) con conseguente indipendenza dall’intervento del paziente e documentazione completa dell’evento anche se asintomatico o invalidante. Ad esempio, possono essere di grande utilità per la diagnosi della sincope di origine cardiogena, nella valutazione del più comune disturbo del ritmo cardiaco -la fibrillazione atriale - e in pazienti con ictus criptogenico, potenzialmente secondario proprio a episodi aritmici fugaci e misconosciuti.

Svantaggi:

  • necessità di “fissaggio al paziente” per un periodo prolungato.

Con la recente acquisizione di entrambe le nuove metodiche, il Centro Diagnostico Italiano ha completato la dotazione strumentale non invasiva del proprio laboratorio di elettrocardiografia dinamica ed è attualmente in grado di fornire la soluzione personalizzata più adatta al singolo paziente per il monitoraggio dei disturbi del ritmo cardiaco di diversa tipologia e presentazione clinica.

Eventuali ulteriori informazioni possono essere ottenute direttamente al numero 0248317700.

Responsabile del servizio

Dott. Riccardo Bigi