Ambulatorio della Spalla

L’Unità di Ortopedia del CDI ha istituito l’ambulatorio superspecialistico delle patologie della spalla.

La spalla è un’articolazione complessa, costituita da ossa, muscoli, tendini e legamenti, che le consentono un enorme grado di libertà, lavorando in modo sincrono e in molti piani dello spazio.

Ad un certo punto l’equilibrio viene meno a causa del deterioramento e, anche del lesionamento, di un osso, un tendine o un legamento. Il dolore è il sintomo predominante, il primo a comparire: può esacerbarsi con l’attività, oppure acuirsi durante il riposo notturno.

In base al grado di dolore e all’impotenza funzionale, il medico pone le prime basi per una diagnosi corretta, fino ad arrivare alla soluzione del problema. Ricorrere agli antinfiammatori/analgesici è il primo e semplice approccio, ma se il problema persiste è consigliabile eseguire una visita specialistica ortopedica, per individuare la causa.

La conoscenza del paziente prevede sempre un colloquio iniziale, l’attenta raccolta dell’anamnesi: eventuali sport praticati, attività lavorative, atteggiamenti posturali durante la giornata, traumi o microtraumi subiti, patologie concomitanti, sono informazioni necessarie, che aiutano ad una corretta diagnosi. La visita prosegue, quindi, con l’esecuzione di test specifici, che consentono di ottenere ulteriori informazioni.

In base agli esiti dei test, lo specialista ortopedico prescrive gli esami strumentali più opportuni: in sospetto di una patologia tendinea i test diagnostici più indicati sono ecografia e risonanza magnetica; nel caso di una patologia degenerativa artrosica, sono invece utili radiografia o TC. Per le patologie traumatiche, ad esempio una lussazione, la risonanza magnetica con il mezzo di contrasto offre il quadro iconografico migliore.

Esame radiografico (a sinistra) e Risonanza magnetica nucleare (a destra).

Il Trattamento

Una patologia infiammatoria risponde alla semplice terapia farmacologica; una patologia degenerativa trae beneficio, spesso, se trattata con esercizi fisioterapici, atti a ripristinare la corretta funzionalità dell’articolazione o a correggere atteggiamenti posturali scorretti; una lesione tendinea o capsulare potrà richiedere, invece, un intervento chirurgico riparativo.

Proprio in questo ambito, nel corso degli ultimi anni, le tecniche chirurgiche artroscopiche hanno avuto ampio sviluppo. La possibilità di raggiungere l’articolazione grazie a piccoli fori percutanei, non danneggiando i tessuti circostanti, consente comunque una visione precisa della lesione ed un idoneo trattamento, con un ridotto impatto traumatico ed estetico. In alcune patologie, quali la chirurgia protesica, la sintesi di fratture od il trattamento delle lussazioni più complesse, resta ancora necessario ricorrere all’approccio cosiddetto “a cielo aperto".

RX di una frattura dell’omero prossimale (a sinistra) e RX di un’artrosi primaria gleno-omerale trattata con fissazione interna (a destra).

Trattamento post operatorio

Il buon esito di un trattamento chirurgico richiede anche una corretta riabilitazione post-operatoria. Consigliata la riabilitazione in acqua in quanto l’assenza di gravità, la confortevole temperatura in cui si è immersi, il massaggio vascolare ed il movimento assimilabile all’esercizio isocinetico (resistenza proporzionale alla forza applicata) consentono un trattamento completo e di successo.

Coordinatore del servizio:

Dott. Luca Andrini