4 marzo 2019

Il sonno in età pediatrica

Appena nato e nei primi mesi di vita, il piccolo passa circa il 70-80% del tempo a dormire. Si calcolano circa 15-20 ore al giorno di sonno per i neonati contro le 5-6 ore degli anziani. Come sappiamo, non siamo tutti uguali e si possono quindi trovare ampie variazioni soggettive, in genere più evidenti dopo i 6 mesi di vita.

Intervista alla dott.ssa Elena Piacentini, pediatra consulente CDI

 

Come cambia il ritmo del sonno con la crescita?

Si passa dalle 16-17 ore di sonno alla prima settimana di vita  alle 15 ore intorno ai 6 mesi, poi alle  14 ore a circa 1 anno, 13 ore intorno ai 2 anni, 12 ore verso i tre anni. Successivamente i bambini tendono a dormire circa 11 ore dopo i 6 anni, 9 ore dopo i 10 anni, 8 ore in adolescenza.                                                                                                                

 
Qual è la funzione del sonno nei bambini?
 
I piccoli dormono di più in quanto il sonno assolve a diverse funzioni quali favorire lo sviluppo cerebrale (in particolare il sonno REM); consolidare memoria e apprendimento;favorire la secrezione dell’ormone della crescita; rafforzare il sistema immunitario e  consentire al cervello di “ripulirsi” dalle tossine di scarto prodotte durante la veglia. E’ perciò molto importante che gli adulti rispettino i ritmi di sonno dei piccoli e che quindi li lascino dormire per il tempo a loro necessario, evitando di svegliarli in modo arbitrario, ma lasciando a loro la regolazione del proprio risveglio. 
 
Com’è articolato il ciclo del sonno nei bambini?
 
Nei bambini, il ciclo di sonno funziona in modo differente, in primis per durata complessiva di ogni ciclo, come anticipato, di circa un’ora, equamente diviso tra sonno REM e non-REM. Il sonno REM è più ampio da molto piccoli perché è funzionale allo sviluppo cerebrale e diminuisce a circa il 14% nell’anziano. L’alternarsi dei diversi cicli di sonno generalmente porta i bambini piccoli a dei micro risvegli tra un ciclo e l’altro e, poiché i loro cicli di sonno sono più brevi, ciò significa che si svegliano con più frequenza: infatti, immaginando le 6 ore di sonno, l’adulto può svegliarsi 3 volte contro le 6 del neonato. Quindi, ciò che spesso accade è che, tra un ciclo e l’altro di sonno, avvengono dei micro risvegli. I  bambini piccoli,  il più delle volte, fanno fatica a riaddormentarsi da soli tra un ciclo e l’altro e quindi richiamano gli adulti per essere consolati! Tutto ciò è assolutamente normale. I bambini di notte temono la lontananza dai genitori e ciò è stato programmato dalla Natura per proteggerli dai potenziali predatori. Per questo (e non solo…) quando si svegliano necessitano frequentemente del sostegno degli adulti, fino a che, nel tempo, imparano a gestirsi da soli.                   
 
Quali sono le cause dei risvegli notturni?
 
Esistono tuttavia momenti particolari in cui l’incidenza dei risvegli notturni tra un ciclo di sonno e l’altro aumenta: sono le fasi cosiddette della “sleep regression”. Per esempio, quando il bambino impara a muoversi in modo autonomo (gattonare e camminare) e nel periodo fino ai 18 mesi/2 anni in cui è molto presente l’ansia da separazione e quindi anche separarsi per andare a dormire rappresenta una fatica per i piccoli.   Altre cause possibili di risveglio (sleep regression) sono: la dentizione, un’alimentazione inadeguata in quanto poco digeribile o troppo abbondante o troppo scarsa, una certa sensibilità ai rumori, l’inserimento al nido o alla scuola dell’infanzia. Altre cause possono essere malattie, nascita fratellino/sorellina, ripresa lavorativa della mamma (per cui il bambino necessita di un maggiore contatto fisico, ricercandolo anche la notte), tensioni familiari, presenza in casa di persone poco familiari, cambiamento nelle routine quotidiane, trasloco. Sempre più importanza assumono le  emissioni elettromagnetiche. Rispetto a questo tema esiste un dibattito scientifico ancora aperto, ma pare che alcuni bambini siano molto sensibili alle onde elettromagnetiche. Per sicurezza quindi è utile evitare che il piccolo dorma vicino alle fonti di tali onde, quindi che riposi lontano da cordless, cellulari, tablet e dal wireless (meglio ancora se questo di notte viene spento).                                                                                                                                                                                                         
 
Le regole d'oro nel primo anno di vita

E’ importante far dormire il bambino sempre nella stessa stanza adeguatamente preparata, evitando di farlo addormentare in ambienti diversi; rispettare l’orario in cui va a nanna e dai 3-4 mesi di vita (cioè da quando compare la fase di addormentamento) dissociare la fase dell’alimentazione da quella del sonno, che vuol dire staccarlo dal seno o dal biberon quando si sta per addormentare e metterlo sul lettino. Le buone abitudini vanno consolidate durante la crescita.                              

Di norma, il piccolo vede mamma e papà solo nelle ore serali, una volta finita la giornata di lavoro, e quindi vorrebbe prolungare il più possibile il tempo trascorso con loro, sforzandosi di non addormentarsi. È bene creare una routine per le ore serali in un ambiente sereno e tranquillo in cui gli stimoli vengono man mano diminuiti. Si può leggere un libro, cantare una ninna-nanna: l’importante è che il bambino riconosca l’esistenza di un’abitudine anche nell’andare a letto, sempre alla stessa ora e magari con uno o più oggetti (peluche, ciuccio) riservati al momento della nanna. È fondamentale che il bambino impari prima possibile - a partire dai 6 mesi - a dormire nel proprio letto, sviluppando progressivamente l’autonomia e la capacità di addormentarsi da solo anche in caso di risveglio notturno. Le qualità richieste ai genitori in questo processo sono: sicurezza, tranquillità, disponibilità a insegnare, ripetitività dei gesti.

 
Incubi, stati d'ansia e paure dal secondo anno in poi: come affrontarli?

Anche nel  secondo anno di vita possono presentarsi stati d’ansia che provocano in molti bambini incubi e paure: sono segnali del processo di maturazione mentale e della immaginazione creativa e sono legati spesso ai primi distacchi. Intorno al terzo anno i bambini chiamano spesso i genitori dopo essere stati messi a letto o si lamentano per la paura del buio: è una fase normale nello sviluppo infantile e può essere legata alla consapevolezza della progressiva autonomia rispetto ai genitori. I genitori , anche in questo caso, devono mantenere posizioni ferme, fornire un confine e dare una regolarità alle abitudini rispetto al sonno, aiutare il bambino a sentirsi contenuto e dare continuità alle sue esperienze: tanto nel corso della giornata quanto durante la notte. Qualora una difficoltà nella sfera dell’addormentamento dovesse assumere dimensioni incontrollabili potrà essere utile consultare uno psicologo dell’età evolutiva.

 
Quali sono le eventuali terapie per i disturbi del sonno nei piccoli?

Solo in casi molto selezionati si può ricorrere all’uso di sostanze come la melatonina o il triptofano (neurotrasmettitore precursore della melatonina), da associare sempre a terapie comportamentali. Tali terapie devono essere prescritte da un medico specialista e non auto-prescritte.