17 gennaio 2017

Sindrome dell'occhio secco: un aiuto dalla luce pulsata

La sindrome da occhio secco viene definita come alterazione qualitativa (dislacrima) o quantitativa (ipolacrima) del film lacrimale che causa danni alla superficie oculare con maggiore frequenza nella zona interpalpebrale associata ai sintomi di discomfort oculare. Circa il 15% dei soggetti con età superiore a 65 anni soffre di questi disturbi. Il dott. Edoardo Ligabue ci parla delle nuove terapie.

Quali sono i sintomi?
Generalmente il paziente riferisce bruciore, presenza di corpo estraneo, senso di secchezza, spesso la mattina avrà difficoltà ad aprire gli occhi e, talvolta, appannamento, riduzione dell’acutezza visiva ed importante fastidio alla luce.
 
Quali sono le cause dell’occhio secco?
In generale la secchezza oculare è associata a una affezione del film lacrimale derivante da una produzione insufficiente di lacrime o da un eccesso di evaporazione di quest’ultime (forma evaporativa). È noto come la forma evaporativa sia la più frequente. Essa è principalmente dovuta all’assenza o all’insufficienza dello strato esterno lipidico del film lacrimale, secreto dalle ghiandole di Meibomio, localizzate nell’estremità tarsale delle palpebre superiori e inferiori. Esse producono una fase lipidica il cui ruolo è quello di evitare l’evaporazione delle lacrime, adattarsi alle modifiche della superficie legate all’ammiccamento e assicurare una funzione ottica mantenendo un diottro perfettamente convesso. L’affezione della fase lipidica prodotta dalle ghiandole di Meibomio, il meibum, comporterà un’evaporazione eccessiva delle lacrime, un’instabilità del film lacrimale e una reazione infiammatoria della congiuntiva. Ne conseguirà un disturbo crescente della vista durante le attività prolungate nella visione da vicino (lavoro a videoterminale) con sensazioni di bruciore o di corpo estraneo. Se il processo accelera il suo corso, il fastidio diventa permanente determinando una lacrimazione paradossa (da qui la perplessità del paziente che lacrima molto pur avendo l’occhio secco) e la scarsa tollerabilità o l’impossibilità di portare lenti a contatto. Possono insorgere modifiche anatomiche con un’atrofia degli orifizi di uscita delle ghiandole di Meibomio, costellate da episodi infettivi: orzaioli, calazi, superinfezione congiuntivale e, nei casi più gravi, la comparsa di microulcerazioni dell’epitelio corneale con sensazione costante di corpo estraneo oculare.
 
Quali sono le terapie adottabili?
L’importanza dei segni funzionali e il fastidio quotidiano dei pazienti hanno portato a diverse azioni terapeutiche. Tuttavia, i trattamenti in collirio attualmente disponibili sono per lo più sostitutivi di breve durata e spesso insufficienti per alleviare il disturbo accusato dai pazienti. Da poco tempo si è resa disponibile una terapia che cerca di rimettere correttamente in funzione le ghiandole di Meibomio, lavorando a monte del problema, quindi ripristinando una corretta qualità e produzione del film lacrimale, grazie all’apparecchio E-EYE, generatore di luce pulsata policromatica, in grado di produrre sequenze di impulsi luminosi perfettamente calibrate e omogenee. Gli impulsi modellati (sculpted pulses) sono forniti sotto forma di treni di impulsi, il cui intervallo, spettro ed energia sono precisamente determinati per stimolare le ghiandole di Meibomio e ripristinare il loro normale funzionamento già nei giorni successivi al trattamento, anche se per apprezzare un evidente effetto bisogna effettuare le altre sedute seguendo il protocollo specifico di 3-4 sedute così ripartite: Giorno 0 - Giorno 15 - Giorno 45 - Giorno 75.
 
Effetti collaterali?
Il trattamento a luce pulsata non ha alcun effetto collaterale, è intrinsecamente sicuro, quindi non può creare danni di alcun genere. Inoltre, dura solo pochi minuti.
 
Qual è l’efficacia della terapia a luce pulsata?
L’efficacia è molto elevata su tutte le forme di disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Al contrario, tenuto conto della natura stessa del trattamento, non lo è nelle forme legate a un’affezione isolata della fase acquosa o della fase mucosa o quando esiste una superinfezione associata che richiede un preventivo trattamento. Studi condotti su centinaia di pazienti worldwide hanno mostrato: un miglioramento notevole dei sintomi accusati dai pazienti, con una soddisfazione dell’ordine del 90% sin dalle prime due sedute. Una correlazione di questa sensazione con le misurazioni cliniche effettuate. Il 45% dei pazienti classificati allo stadio 2 secondo la classificazione di Oxford, dopo l’instillazione di fluoresceina è migliorato di uno o due gradi. L’81% dei pazienti allo stadio 1 è migliorato di un grado. Questi notevoli risultati sono stati ottenuti in media due mesi dopo la terza seduta di trattamento.I pazienti che soffrono di una patologia più grave, classificata di grado 3 o 4, possono essere trattati ulteriormente. Anche in questi casi potranno essere ottenuti dei miglioramenti da uno a due gradi.