13 novembre 2017

Si torna a parlare di meningite

Intervista dott.ssa Giovanna Orlando, infettivologa CDI

Le notizie degli ultimi giorni su alcuni casi, anche fatali, di meningite in bambini e giovani adulti pone nuovamente l’attenzione dell’opinione pubblica sulle meningiti, ed in particolare sulle forme da meningococco. Già lo scorso anno l’attenzione mediatica sui casi di meningite meningococcica aveva fatto sospettare l’esistenza di una vera e propria epidemia, che, tuttavia, non è stata confermata dai numeri complessivi di casi registrati in tutta Italia. Ciononostante è importante non abbassare il livello di guardia, specie nel periodo di maggiore frequenza della malattia che va dall’autunno alla primavera e, ove possibile, prendere le precauzioni utili a ridurre il rischio di malattia per se stessi e per la comunità.

Quali sono le cause e i sintomi della meningite?
È noto che la meningite meningococcica è una infezione delle meningi, cioè delle membrane che circondano il cervello e il midollo spinale. Può essere causata da vari ceppi di meningococco; in Italia circolano prevalentemente il ceppo C e il ceppo B. Esiste una quota di persone che albergano in gola il meningococco ma non si ammala e rimane del tutto asintomatica. In alcuni soggetti, invece, il meningococco può provocare la malattia che si manifesta principalmente con febbre, mal di testa, vomito, fotofobia (cioè fastidio agli occhi causato dalla luce), rigidità nucale. La malattia può progredire velocemente verso forme gravi con confusione mentale, sonnolenza, episodi convulsivi, perdita di coscienza, forme disseminate (sepsi meningococcica) con andamento estremamente rapido ed acuto portando al decesso in poche ore.

Chi è a rischio di meningite meningococcica?
I bambini di età inferiore ai 5 anni, gli adolescenti, i giovani adulti sono a maggior rischio di infezione meningococcica. La meningite da meningococco di sierogruppo B è più frequentemente diagnostica nei bambini al di sotto dell’anno di età. Tuttavia, indipendentemente dall’età, anche i soggetti che vivono in ambienti affollati e i soggetti affetti da alcune patologie sistemiche sono a rischio di infezione da meningococco.

Quali sono i vaccini per prevenire la meningite meningococcica?
Esistono tre tipi di vaccino anti-meningococco:
  • il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C
  • il vaccino coniugato tetravalente: protegge dai sierogruppi A, C, W e Y
  • il vaccino contro il meningococco di sierogruppo B
Quando e chi deve vaccinarsi?
Nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019 la vaccinazione antimeningococcica non è obbligatoria ma è fortemente raccomandata ed offerta gratuitamente a quelle fasce di popolazione a maggior rischio di infezione.
La vaccinazione contro il meningococco B è raccomandata nei bambini nel corso del 1° anno di vita (3 dosi al 3°, 4°, 6° mese di vita e 1 richiamo al 13° mese)
La vaccinazione anti-meningococco C è raccomandata nei bambini che abbiano compiuto un anno di età (1 dose al 13°-15° mese)
La vaccinazione con vaccino coniugato tetravalente è raccomandata nell’adolescenza, sia come richiamo per chi è già stato vaccinato contro il meningococco C da piccolo sia per chi non è mai stato vaccinato.
Inoltre la vaccinazione anti meningococcica è raccomandata in persone a rischio per concomitanti patologie come la talassemia, l’anemia falciforme, l’asplenia funzionale o anatomica, le condizioni associate a immunodepressione (come trapianto d’organo o terapia antineoplastica, compresa la terapia sistemica corticosteroidea ad alte dosi), il diabete mellito tipo 1, l’insufficienza renale con creatinina clearance <30 ml/min, l’infezione da HIV, le immunodeficienze congenite, le malattie epatiche croniche gravi, la perdita di liquido cerebrospinale, i difetti congeniti del complemento (C5-C9), i difetti dei toll like receptors di tipo 4, i difetti della properdina, soggetti conviventi con persone affette dalle patologie sopraelencate.
Il vaccino anti meningococco è consigliato anche in alcune situazioni di maggior rischio come può avvenire in lattanti che frequentano gli asili nido, ragazzi che vivono in collegi o dormono in dormitori, reclute militari, e per chiunque debba recarsi in Regioni del mondo dove la malattia meningococcica è comune, come ad esempio alcune zone dell’Africa incluse nella cosiddetta “meningitis belt” o per i pellegrini che si recano alla Mecca.