4 maggio 2015

Intervista prof. Bruno Solerte - coordinatore servizio Geriatria

 

Qual è l’approccio dell’attività geriatrica al CDI?
Partiamo innanzitutto dalla valutazione multidimensionale dei diversi aspetti dell’invecchiamento, considerando soprattutto il dato epidemiologico che sottende al progressivo incremento dei tassi di invecchiamento della popolazione. Il compito del coordinamento geriatrico sarà anche quello di identificare percorsi di intervento integrato tra le diverse competenze specialistiche al fine di risolvere i bisogni della persona e del suo nucleo di supporto sociale e familiare (caregiver, famiglia, amministratori di sostegno etc.)
 
Quali sono i passaggi successivi?
Questa valutazione verrà posta utilizzando passaggi successivi che andranno ad analizzare tutte le dimensioni dell’anziano: fisico-funzionale, affettiva e cognitiva, comportamentale e sociale, di aggregazione di comorbilità. Questo inquadramento potrà anche essere utilizzato per supportare il percorso di certificazione delle pratiche di invalidità e di richiesta dell’accompagnamento.
 
Quali gli obiettivi primari che vi ponete?
Lo scopo dell’approccio specialistico geriatrico è quello di raggiungere gli obiettivi di prevenire l’insorgenza delle disabilità e della non autosufficienza in una categoria di soggetti predisposti biologicamente alle fragilità, alle comorbilità e alla polipatologia e quindi di intervenire quanto più precocemente possibile per ridurre i ricoveri impropri in ambito ospedaliero e di inserire gli anziani in progetti riabilitativi individuali e quindi in un percorso di recupero della funzione residua da effettuarsi in ambito domiciliare e anche presso le strutture del CDI.
 
 
Gli anziani, come ogni paziente, non sono però tutti uguali. Ci sono categorie definite?
Le aree di intervento riguardano essenzialmente quattro sottopopolazioni di soggetti anziani : a) i soggetti anziani sani che vanno correttamente identificati e mantenuti in questo assetto funzionale; b) i soggetti anziani vulnerabili (fragili) che vanno correttamente diagnosticati e avviati a specifici percorsi riabilitativi; c) i soggetti anziani polipatologici con basso tasso di comorbilità; d) i soggetti anziani polipatologici con alto tasso di comorbilità.
 
Quali sono le patologie che richiedono particolare attenzione?
Tra le diverse situazioni cliniche, che di fatto riguardano la popolazione anziana a rischio, verrà posta una particolare attenzione alle seguenti condizioni patologiche: la malnutrizione, la depressione e la demenza (in particolare vascolare e degenerativa tipo Alzheimer), l’osteoporosi e le cadute, lo scompenso cardiaco e i disturbi del ritmo cardiaco, il diabete specificamente senile, la sarcopenia (perdita di massa muscolare) e la perdita di forza, le malattie endocrine in senescenza, la BPCO associata al calo di peso, i disturbi del sonno e del comportamento alimentare, la sindrome ipocinetica e le artropatie senili.
Inoltre verrà proposto un piano di intervento sulle sindromi geriatriche e sulla semplificazione degli schemi terapeutici dei soggetti in età geriatrica tenendo conto dei rischi correlati alla polifarmacoterapia e alla reazione avversa da farmaci.
 
In merito alla continuità assistenziale?
Si provvederà in ultimo ad indicare il corretto percorso di continuità assistenziale nell’ambito del domicilio (cure primarie), operando in gestione integrata con il Medico di Medicina Generale e del passaggio alle cure intermedie (rete delle riabilitazioni, RSA con valenza riabilitativa) o al regime post-acuto.