8 marzo 2016

Intervista dott. Carlo A. Liverani, ginecologo CDI

Dopo oltre mezzo secolo di screening dei tumori del collo dell’utero mediante Pap test, si registrano in Italia quasi 3.000 casi all’anno di cancri cervicali invasivi, oltre un terzo dei quali porta al decesso della donna. Si verificano inoltre ogni anno solo in Italia più di 100.000 nuovi casi di lesioni preneoplastiche cervicali di alto grado (CIN 3), verso le quali la vaccinazione HPV è potenzialmente in grado di prevenirne circa il 70%. Dott. Liverani, la prima cosa che chiedono le pazienti, ma soprattutto le mamme che sono dubbiose se far o meno vaccinare le figlie, è la validità e la sicurezza della vaccinazione
 
Nonostante gli allarmismi spesso divulgati in rete e nei media, in tutto il mondo le autorità competenti (EMA, FDA, OMS) si sono espresse in senso deciso riguardo la validità della vaccinazione HPV. Questi vaccini infatti si sono dimostrati molto efficaci e sicuri, con solo lievi reazioni locali o sistemiche comunemente riportate per tutti i vaccini: la frequenza di gravi reazioni allergiche è molto bassa e paragonabile a quella degli altri vaccini. Dall’introduzione del vaccino quadrivalente (2006) sono state ad oggi distribuite oltre 170 milioni di dosi in tutto il mondo. La maggior parte degli eventi avversi sono sempre stati lievi e temporanei: febbre, cefalea, reazioni in sede di iniezione. Non è stata documentata alcuna evidenza consistente per un’associazione causale con patologie autoimmuni, neurologiche e tromboemboliche.
 
Molto spesso però non ne viene capita l’importanza
Lo scopo della vaccinazione profilattica è quello di ridurre l’incidenza di tutta la patologia genitale HPV-correlata, compresi i cancri e le lesioni precancerose non solo della cervice uterina, ma anche di pene, vulva, vagina e ano. Inoltre ci si attende una riduzione dell’incidenza dei condilomi genitali nelle pazienti che ricevono il vaccino quadrivalente, oltre ad una riduzione della papillomatosi laringea nella loro prole.
 
Quindi, non si tratta di un virus esclusivamente femminile
No, anzi. Va considerato che il cancro anale, presente sia nel maschio che nella femmina, è in aumento vertiginoso e non usufruisce di un programma di screening come quello della cervice uterina. A ciò va aggiunto il cancro dell’orofaringe (più frequente negli uomini) e in generale i tumori di testa e collo. Per tale ragione la vaccinazione HPV deve quindi essere necessariamente una vaccinazione universale, senza distinzione di genere. Inoltre, la bassa copertura della popolazione femminile in molti paesi è insufficiente a fornire una buona immunità di gregge. In Australia, dal 2013 il programma vaccinale è stato esteso anche ai maschi. In questo paese negli ultimi 5 anni si è osservata la virtuale scomparsa dei casi di condilomatosi anogenitale. Occorrerà ovviamente più tempo per confermare la stessa cosa con le lesioni precancerose e i carcinomi invasivi. Vaccinare i maschi aiuterà a proteggere le ragazze. Ma i ragazzi stessi risulteranno protetti dall’acquisizione dell’infezione da HPV da parte di ragazze non vaccinate o da altri uomini. L’attuale programma vaccinale diretto alle sole donne lascia i MSM a grande rischio di infezione, in quanto non possono beneficiare dell’immunità di gregge. Infine la vaccinazione solo femminile con vaccino quadrivalente riduce l’incidenza dei condilomi anogenitali nelle donne, ma ovviamente non negli uomini. Le condilomatosi floride estese costituiscono un problema molto più impegnativo di quello che si potrebbe pensare, sia dal punto di vista medico, che psicologico, che relazionale e sociale.
 
L’HPV è un virus che comporta anche un costo socio-economico consistente?
Uno studio italiano che ha valutato il trattamento di nove patologie principali correlate all’HPV, ha stimato i costi in circa 530 milioni di Euro all’anno. Infine qualunque decisione sul fatto di vaccinare o meno anche i maschi non si deve basare solo sulla costo-efficacia. La salute pubblica, l’equità, i costi umani di tutta la patologia HPV correlata in entrambi i sessi, devono essere le principali considerazioni di cui tenere conto. I vaccini HPV, somministrati gratuitamente alle ragazzine di 12-13 anni in due sole dosi, possono essere estesi a qualunque fascia di età con schedula a tre dosi (0, 6 e 12 mesi). Non sono al momento previste dosi di richiamo. Il fine di eradicare i virus carcinogenici sessualmente trasmessi può essere portato avanti unitamente dalle donne e dagli uomini e potrebbe essere realizzato entro pochi decenni. I dati ci sono: non si può più fingere di non sapere. Dimenticarsi di consigliare la vaccinazione nei soggetti che potrebbero beneficiarne è una grave mancanza, in quanto va a ledere un diritto che riguarda la salute.