7 ottobre 2016

Fuoco di Sant'Antonio: intervista al dott. Droghetti

L’Herpes Zoster, meglio conosciuto come Fuoco di Sant’Antonio, è una malattia infettiva dallo stesso virus che causa la varicella: il Virus Varicella-Zoster (VZV), appartenente alla famiglia degli Herpes virus.

La varicella, come è noto, è una delle malattie infettive più contagiose e, nella maggior parte dei casi, viene contratta durante l’infanzia, attraverso il contagio per via aerea o tramite il contatto diretto con le lesioni cutanee di un soggetto infetto.

In molti casi, l’abbassamento delle difese immunitarie può determinare la riattivazione del virus, rimasto a lungo latente dando luogo alle manifestazioni cliniche dell’Herpes zoster. Per queste ragioni, ne sono principalmente affette le persone adulte, gli anziani o i soggetti colpiti da malattie debilitanti, neoplasie o AIDS, coloro che si sottopongono a terapie che causano immunosoppressione, o coloro che, per svariate ragioni, risultano sottoposti a forte stress psico-fisico.

“L’Herpes Zoster si presenta come un'eruzione cutanea bollosa ‘a grappolo’, spesso accompagnata da dolore di tipo urente, prurito e rossore – spiega il Dott. Droghetti, esperto in vaccino profilassi del CDI - Il dolore, in alcuni casi, può essere anche molto intenso. Spesso l’eruzione cutanea viene preceduta da sensazione di formicolio ed intorpidimento locale, ma anche da febbre, brividi, mal di testa, gastralgie e malessere generale”.

L’eruzione da Herpes Zoster, generalmente, si manifesta in una zona circoscritta: sulla schiena, sul tronco e, più raramente, su viso, braccia, gambe, occhi. In alcuni casi, invece, possono essere interessate più zone corporee contemporaneamente (si parla, in questo caso, di Herpes zoster multi metamerico.

Molti casi – continua il dott. Droghetti - si risolvono spontaneamente; ma sarebbe essenziale iniziare rapidamente una terapia con farmaci antivirali e antidolorifici per ridurre la durata della eruzione, e quindi del periodo contagioso, e il rischio e la durata della nevralgia post herpetica. I farmaci, tuttavia, non sempre riescono a controllare il dolore urente, tipico della malattia, che può persistere per lungo tempo (settimane, mesi o addirittura anni), anche dopo la completa guarigione delle lesioni cutanee. Si parla in questo caso di nevralgia post erpetica”.

Vista l'efficacia del vaccino anti Herpes zoster nel ridurre la frequenza di malattia così come la frequenza e la durata della nevralgia post herpetica, al CDI è stato attivato il servizio di vaccinazione per l’Herpes Zoster per la prevenzione della patologia.

Si tratta di un vaccino, costituito da un virus vivo ed attenuato, che viene somministrato per via intramuscolare o sottocutanea, preferibilmente nella regione deltoidea. Il trattamento, indicato per i soggetti maggiori di 50 anni, avviene attraverso la somministrazione di una sola dose e consente la riduzione nel 65% dei casi di nevralgia post erpetica.

La somministrazione del vaccino è preceduta da un colloquio con lo specialista infettivologo, in modo da fornire le più opportune indicazioni in base alle esigenze del Paziente.