27 marzo 2018

Congiuntiviti allergiche

Le allergie oculari, o congiuntiviti allergiche, sono una condizione diffusa che si verifica nel momento in cui gli occhi reagiscono ad agenti irritanti: si stima ne sia colpito oltre il 30% della popolazione. Le palpebre e la congiuntiva, quando entrano a contatto con le sostanze irritanti, diventano rosse e gonfie, presentano lacrimazione insistente, bruciore e prurito, una condizione connessa anche alla conformazione anatomica dell’occhio, poiché la congiuntiva è una mucosa esposta all’ambiente esterno e quindi soggetta alle sollecitazioni dello stesso, in maniera particolare a pollini e acari, a causa dei quali possono innescarsi processi infiammatori acuti.

Intervista alla dott.sa Elena Piacentini, medico pediatra-allergologo consulente CDI

Quali sono i sintomi più evidenti? 
Queste congiuntiviti sono caratterizzate da gonfiore palpebrale, arrossamento, a volte, lacrimazione, sensazione di sabbia nell’occhio. In generale, i quadri clinici che caratterizzano le congiuntiviti allergiche sono estremamente variabili e diversificati: si va dalle comuni forme stagionali IgE mediate, prevalentemente associate a rinite, a quadri più rari, ma al contempo di maggiore gravità in termini di sintomatologia e possibili complicanze, quali la cheratocongiuntivite atopica e la cheratocongiuntivite Vernal. Le forme allergiche, in assoluto le più frequenti, sono spesso stagionali, croniche, caratterizzate da acutizzazioni e remissioni. Il segno clinico distintivo è la presenza di prurito accompagnato da manifestazioni tipo “tic” e spesso da “occhiaie“, che sono il risultato della congestione congiuntivale sottostante lo strato cutaneo sottilissimo della regione perioculare.

Qual è la forma di congiuntivite più diffusa?
La congiuntivite allergica stagionale è la forma più diffusa di congiuntivite allergica, rappresentando più del 50% dei casi. Può interessare anche l’età pediatrica ma il picco di incidenza si colloca negli ultimi anni della seconda decade.  E’ stagionale, spesso associata a rinite, e la sua comparsa è legata alla presenza di allergeni come pollini delle graminacee, parietaria e di piante arboree.
I sintomi più importanti sono prurito e bruciore oculare, lacrimazione, talvolta fotofobia e annebbiamento visivo. I segni clinici sono rappresentati da iperemia congiuntivale, ipertrofia papillare della congiuntiva tarsale, presenza di essudato.
E’ successiva ad una reazione di ipersensibilità IgE mediata dove gli allergeni, legandosi con IgE specifiche presenti sui mastociti congiuntivali, determinano degranulazione mastocitaria con rilascio di mediatori vasoattivi, scatenandola reazione allergica.
 
E quella cronica?
La congiuntivite cronica perenne  è considerata una variante della stagionale ma a differenza di questa, persiste per tutto l’anno ed è quasi sempre associata a rinite persistente.
Gli allergeni coinvolti sono gli acari della polvere, gli epiteli di animali e le spore fungine.
Nelle forme perenni la sintomatologia, meno pronunciata, è caratterizzata da prurito, bruciore oculare e sensazione di corpo estraneo.
Le due forme di congiuntivite allergica stagionale e perenne hanno un esordio simile e possono associarsi entrambe a sintomi quali asma o eczema. 
 
Come avviene la diagnosi?
La diagnosi si basa sulla presenza di segni clinici confermati da esami di laboratorio quali ipereosinofilia ed iperneutrofilia, aumento IgE sieriche e cutanee.

E la terapia?

La terapia delle congiuntiviti allergiche stagionali e perenni ha due cardini: la prevenzione ambientale e la terapia farmacologica.

La prevenzione ambientale è fondamentale, soprattutto nelle perenni. Si deve tenere il paziente lontano quanto più possibile dal contatto con i pollini, utilizzare occhiali da sole in ambienti esterni, bonificare l’abitazione per ridurre i livelli di acari della polvere, rimuovere la polvere da tappeti e tende e lavare spesso i pupazzi dei bambini. 

La terapia prevede l’uso di colliri antistaminici, stabilizzanti di membrana e steroidi. Tutti questi farmaci sono preferenzialmente impiegati a livello topico (colliri), ma non dobbiamo dimenticare che, nelle forme particolarmente severe, può essere utile ricorrere a farmaci antistaminici o steroidei anche per via sistemica ovviamente sempre dietro il parere del medico allergologo.

 
Ha accennato alla congiuntivite di Vernal: che cos'è?
La congiuntivite di Vernal colpisce principalmente l’infanzia: nel 70-80% dei casi si manifesta infatti nei bambini tra i 3 e gli 8 anni fino all’adolescenza. 
Si presenta con maggiore frequenza nei maschi rispetto alle femmine e nella maggior parte dei casi si risolve verso l’età dello sviluppo.
E’ un particolare tipo di congiuntivite annoverata tra le congiuntiviti allergiche in età pediatrica ma che, a differenza della rinocongiuntivite allergica con cui spesso viene confusa, è  una malattia infiammatoria cronico-stagionale dall’origine ancora ignota, poco conosciuta e spesso non diagnosticata, che inizia in primavera, peggiora o persiste in estate e tende a risolversi in autunno.
L’inefficacia dei comuni trattamenti antiallergici, come gli antistaminici per via oculare, e una difficoltà di adattamento alla luce soprattutto all’esterno, ma anche al risveglio nei casi più gravi, sono sintomi importanti che devono far sospettare tale patologia. Se la fotofobia è molto intensa, occhiali scuri e cappellini sono uno strumento indispensabile di protezione ed è ovviamente necessario escludere rapidamente una lesione della cornea con una valutazione oculistica e poi allergologica al fine di iniziare una terapia idonea ed evitare il rischio di esiti permanenti purtroppo possibili in questa forma. 
Oltre alla fotofobia, la cheratocongiuntivite Vernal (VKC) si può manifestare con altri sintomi quali arrossamento, prurito, bruciore, secrezione di muco filamentoso, lacrimazione e sensazione di “corpo estraneo”. 
Nelle forme lievi di VKC, la terapia si avvale di trattamento antistaminico e antinfiammatorio topico associato a brevi cicli di corticosteroidi, mentre nelle forme moderate o severe viene utilizzata la ciclosporina in collirio, con preparazione galenica.